Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


L'ORA DI RELIGIONE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Marco Bellocchio 
Fotografia
: Pasquale Mari
Scenografia
: Marco Dentici
Costumi
: Sergio Ballo
Musica
: Riccardo Giagni
Montaggio
: Francesca Calvelli
Prodotto da
: Filmalbatros e Rai Cinema
(Italia, 2002)

Durata
: 102'
Distribuzione cinematografica
: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Ernesto: Sergio Castellitto 
Irene: Jacqueline Lustig 
Diana: Chiara Conti
Zia Maria: Piera Degli Esposti
Leonardo: Alberto Mondini 
Bulla: Toni Bertorelli  

Ernesto Picciafuoco, è un affermato pittore, ateo convinto dal passato comunista; ha una moglie dalla quale si sta separando ed un figlio a cui è molto legato. Un pomeriggio Ernesto riceve l’inaspettata visita del Cardinal Piumini, che gli annuncia il processo di beatificazione di sua madre ormai in corso da più di tre anni. Ernesto, coinvolto suo malgrado nell’ingranaggio surreale di una santificazione quasi mediatica, scopre tutte le persone a lui più care coinvolte in quello che sembra essere un conveniente affare di famiglia. Circondato dal cinismo dei parenti, dalla Zia Maria, che ha abbandonato il suo ateismo per professarsi cattolica fervente, ai suoi fratelli, a sua moglie complice per l’ipotetico bene del proprio figlio, Ernesto si ritrova solo. Il beffardo sguardo di una madre più che imperfetta, beatificata dalla morte violenta per mano di un figlio malato di mente, quasi spinge Ernesto alla riscoperta di una vita fatta di emozioni e di desiderio, lontana dalla bruttezza rassegnata e voluta che ha rapito inconsapevoli i suoi familiari.

Marco Bellocchio torna con questa pellicola ai temi cari al suo cinema: la famiglia, l’amore, la religione. E lo fa con uno sguardo profondamente umano e laico che riesce ad infondere speranza in un mondo popolato da persone che appaiano fatte di carte e sembrano non provare nulla. Il film svela puntigliosamente ma anche emotivamente, la rigidità della religione cattolica, che sembra aver ordinato e razionalizzato la vita dei fedeli a tal punto da svuotarla tutta. E’ un peccato che la censura abbia vietato il film ai minori di 14 anni. Non tanto per i ragazzi, ai quali forse questo film sarebbe di una certa pesantezza e difficoltà, quanto perché il motivo è la scena più dolorosa e pregnante del film. “Una bestemmia è un grido di dolore” sostiene il regista e non si può non essere d’accordo con lui, quando il dolore di una vita dilaniata dalla malattia e dalla colpa, commessa ma non cosciente, non trovano che questa blasfema invocazione come mezzo d’espressione. L’esplodere di un sentimento è come una decostruzione fisica e morale nella quale non si può fare a meno di perdersi ed è giusto che sia così. Se la si pensa come Ernesto ci si dovrebbe “proprio innamorare”, lo dice lui stesso, e vivere la bellezza da contrapporre alla bruttezza che offende, la stessa del Vittoriano distrutto al computer come simbolo di una sorta di blocco emotivo, sfumato il quale è possibile amare.

Danila Filippone

Intervista a Marco Bellocchio


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)