Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


JOHN Q

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura
: James Kearnes
Fotografia
: Rogier Stoffers
Scenografia
: Stefania Cella
Costumi
: Beatrix Aruna Pasztor
Musica
: Aaron Zigman
Montaggio
: Dede Allen
Prodotto da
: Mark Burg, Oren Koules
(USA, 2002)

Durata
: 111'
Distribuzione cinematografica
: Nexo

PERSONAGGI E INTERPRETI

John Q. Archibald: Denzel Washington
Denise Archibald: Kimberly Elise
Mike Archibald: Daniel Smith
Rebecca Payne: Anne Heche
Dr. Turner: James Woods
Ten. Grimes: Robert Duvall
Monroe: Ray Liotta

John Q. Archibald (Denzel Washington) è un onesto operaio. Un giorno lamato figlioletto è colpito da una grave forma di insufficienza cardiaca. Defraudato dalle assicurazioni, oltre che dalle indennità previste dai sindacati del lavoro, John allora decide di far operare il bimbo, anche se non ha il denaro sufficiente a pagare chirurghi e le strutture. Rapisce dunque un intero reparto di un ambulatorio e ricatta l’opinione pubblica, minacciando di sterminare i bizzarri presenti nella sala d'aspetto del Pronto Soccorso se non otterrà un chirurgo e un’operazione gratis. Nonostante l’anziano e saggio investigatore (incarnato da Robert Duvall) tenti di dissuaderlo e il cinico capo della polizia (Ray Liotta) voglia invece eliminarlo con un cecchino. Viene alla mente “Quel pomeriggio di un giorno da cani” di  Sidney Lumet: la traccia è complementare: lì una banca in ostaggio per declamare al mondo diritti sociali; qui un ambulatorio per attirare l'attenzione dei media al fine di salvare un figlio. 

 

La strada che intende percorrere Cassavetes-figlio è quella dell’interrogativo: è lecito ricorrere alla violenza (o alla minaccia) pur di ottenere l’interesse del mondo per un motivo eccezionale come la salvezza di un figlio? L’enigma è anche pretenzioso ed intrigante ma non è corrisposto poi nel testo filmico ad esser percorso sino in fondo: la trama si adagia su colpi ad effetto che nel contesto realistico del film risultano come degli oggetti fuori posto. Ad esempio se Washington appare credibile come padre disperato non lo è però come uomo deciso a tutto, anche ad uccidere, tanto che la pistola che sfila ed infila di continuo dalla cintola sembra quasi impacciarlo invece di divenire – in un contesto simile – diabolica seducente protagonista. Né la tensione che dovrebbe scandire gli ultimi frangenti della vicenda è mai dettata da un esito incerto della storia, poiché già conosciamo inconsciamente quel che (non) avverrà. In altri termini Nick Cassavetes non ripercorre la poetica e scanzonata bizzarra famiglia del suo “She's so lovely”, con Sean e Robin Penn (e mamma Rowlands), che appare a lui anche il genere più congeniale, cioé il genere del dramma familiare con accenti umoristici, tipico di suo padre John - inarrivabile invero nella direzione di “Husbands” o di “Faces” . Mentre di fatto Nick tenta una mistura ibrida tra esistenzialismo ed action-movie che depauperizzano la pellicola di una propria decisa fisionomia stilistica e contenutistica.

 

Luigi Senise


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