: 20th
Century Fox
PERSONAGGI
E DOPPIATORI
Manfred:
Leo Gullotta
Sid: Claudio Bisio
Diego: Pino Insegno



Alle
soglie dell’era glaciale, la Terra è un paradiso preistorico popolato
di mammiferi grandi e piccoli. Certi di trovarvi salvezza, tutti gli
animali cominciano a migrare verso Sud, eccezione fatta per uno schivo
mammuth di nome Manfred e per un bradipo d’insanabile pigrizia, Sid,
talmente seccante da venir abbandonato anche dalla propria famiglia.
Quando il caso decide l’incontro tra queste due atipiche e
incompatibili creature, Manfred tenta in ogni modo di liberarsi del
piccolo scocciatore, ma ottiene soltanto di venir coinvolto da lui nel
salvataggio di un neonato, perduto dalla sua famiglia dopo esser stata
attaccata da un branco di tigri dai denti a sciabola. Una di queste,
Diego, si unisce ai due con l’inganno, asserendo di voler riportare il
cucciolo d’uomo tra le braccia della madre. Insospettabilmente, i tre
compagni di viaggio si salderanno in un’amicizia profonda, destinata a
confrontarsi con i pericoli in agguato in un lungo cammino. Nel
frattempo, invisibile ai protagonisti, un piccolo topo di nome Scrat
affronta insieme a loro le insidie dell’era glaciale, stringendo
gelosamente a sé una preziosa ghianda che è la sua unica speranza di
sopravvivere.
Rispetto
ai film realizzati dalla Pixar e dalla PDI, ”L’era glaciale” si
sviluppa osservando canoni costitutivi più familiari al cinema classico
d’animazione, che richiede, abitualmente e secondo costumi disneyani,
contrapposizioni nette tra il bene ed il male, momenti di partecipazione
emotiva intensa e impastata di barocchismo e presenza di personaggi
marginali eletti a conservarne la leggerezza e a rimarcarne il taglio
comico. Si tratta di formule meno che mai esaurite o insufficienti,
visto che, negli studi Disney, dalla loro applicazione nascono tuttora
progetti d’insospettabile valore (si veda o riveda “Le follie
dell’imperatore”)., Serve solo che siano eseguite, come ogni
formula, nel rispetto delle misure; evitando, cioè, di abusare dei loro
coefficienti drammaturgici.
Distratto
da queste attenzioni, il film della Blue Sky si smarrisce sovente entro
fasi iperboliche che tradiscono un ingenuo moralismo, in seccante
rapporto di antinomia con il carattere generale dell’opera.
Interviene, per fortuna, il carisma di personaggi come il piccolo Scrat
(probabilmente un Erythrotherium, animale simile ad un topo e tra i primi mammiferi
apparsi sulla terra) la cui disordinata comicità sembra attingere da
alcuni popolari personaggi della Warner, quali il frenetico e
disgraziato Willy Coyote, con cui condivide la determinazione di chi
lotta per la sopravvivenza: Scrat, in un certo qual senso allegorico,
incarna il disperato e deterministico scenario sensibile che (l’uomo
immagina) deve essersi agitato sullo sfondo del deserto freddo,
accompagnando i protagonisti delle glaciazioni quaternarie verso la loro
deriva. Gli altri animali, pur nell’integrità di ogni singolo
temperamento, restano meno convincenti. Allo stesso modo, non
soddisfa appieno il lavoro svolto né sulla qualità della
programmazione grafica, né sulla fluidità e sulla varietà dei
movimenti - questi ultimi, poi, assunti oggi dalla Pixar e
dalla PDI come imprescindibili parametri espressivi e, quindi, come
obiettivi di confronto. Nonostante ciò e al di là dei paragoni, il
film resta un divertente esercizio di stile infastidito soltanto dalle
sue ambizioni, in grado di strappare la risata per più di
un’occasione. Molto spesso si sorride, ma si ride senza
tregua ogni qual volta il piccolo topo fa il suo ingresso sulla scena,
ristabilendo i toni di un divertimento completo ed appagante.
Francesco
Russo