Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


L'ERA GLACIALE
(THE ICE AGE)

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaChris Wedge
Sceneggiatura
Michael Berg, Michael J. Wilson, Peter Ackerman
Scenografia
Brian McEntee
Musica
David Newman
Montaggio
John Carnochan
Prodotto da
Lori Forte
(USA, 2002)

Durata
: 81'
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E DOPPIATORI

Manfred: Leo Gullotta
Sid: Claudio Bisio
Diego: Pino Insegno

Alle soglie dell’era glaciale, la Terra è un paradiso preistorico popolato di mammiferi grandi e piccoli. Certi di trovarvi salvezza, tutti gli animali cominciano a migrare verso Sud, eccezione fatta per uno schivo mammuth di nome Manfred e per un bradipo d’insanabile pigrizia, Sid, talmente seccante da venir abbandonato anche dalla propria famiglia. Quando il caso decide l’incontro tra queste due atipiche e incompatibili creature, Manfred tenta in ogni modo di liberarsi del piccolo scocciatore, ma ottiene soltanto di venir coinvolto da lui nel salvataggio di un neonato, perduto dalla sua famiglia dopo esser stata attaccata da un branco di tigri dai denti a sciabola. Una di queste, Diego, si unisce ai due con l’inganno, asserendo di voler riportare il cucciolo d’uomo tra le braccia della madre. Insospettabilmente, i tre compagni di viaggio si salderanno in un’amicizia profonda, destinata a confrontarsi con i pericoli in agguato in un lungo cammino. Nel frattempo, invisibile ai protagonisti, un piccolo topo di nome Scrat affronta insieme a loro le insidie dell’era glaciale, stringendo gelosamente a sé una preziosa ghianda che è la sua unica speranza di sopravvivere. 

Rispetto ai film realizzati dalla Pixar e dalla PDI, ”L’era glaciale” si sviluppa osservando canoni costitutivi più familiari al cinema classico d’animazione, che richiede, abitualmente e secondo costumi disneyani, contrapposizioni nette tra il bene ed il male, momenti di partecipazione emotiva intensa e impastata di barocchismo e presenza di personaggi marginali eletti a conservarne la leggerezza e a rimarcarne il taglio comico. Si tratta di formule meno che mai esaurite o insufficienti, visto che, negli studi Disney, dalla loro applicazione nascono tuttora progetti d’insospettabile valore (si veda o riveda “Le follie dell’imperatore”)., Serve solo che siano eseguite, come ogni formula, nel rispetto delle misure; evitando, cioè, di abusare dei loro coefficienti drammaturgici. 

Distratto da queste attenzioni, il film della Blue Sky si smarrisce sovente entro fasi iperboliche che tradiscono un ingenuo moralismo, in seccante rapporto di antinomia con il carattere generale dell’opera. Interviene, per fortuna, il carisma di personaggi come il piccolo Scrat (probabilmente un Erythrotherium, animale simile ad un topo e tra i primi mammiferi apparsi sulla terra) la cui disordinata comicità sembra attingere da alcuni popolari personaggi della Warner, quali il frenetico e disgraziato Willy Coyote, con cui condivide la determinazione di chi lotta per la sopravvivenza: Scrat, in un certo qual senso allegorico, incarna il disperato e deterministico scenario sensibile che (l’uomo immagina) deve essersi agitato sullo sfondo del deserto freddo, accompagnando i protagonisti delle glaciazioni quaternarie verso la loro deriva. Gli altri animali, pur nell’integrità di ogni singolo temperamento, restano meno convincenti. Allo stesso modo, non soddisfa appieno il lavoro svolto né sulla qualità della programmazione grafica, né sulla fluidità e sulla varietà dei movimenti - questi ultimi, poi, assunti oggi dalla Pixar e dalla PDI come imprescindibili parametri espressivi e, quindi, come obiettivi di confronto. Nonostante ciò e al di là dei paragoni, il film resta un divertente esercizio di stile infastidito soltanto dalle sue ambizioni, in grado di strappare la risata per più di un’occasione. Molto spesso si sorride, ma si ride senza tregua ogni qual volta il piccolo topo fa il suo ingresso sulla scena, ristabilendo i toni di un divertimento completo ed appagante.

Francesco Russo


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