Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


IL SEGNO DELLA LIBELLULA – DRAGONFLY
(DRAGONFLY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Tom Shadyac
Sceneggiatura
: David Seltzer, Brandon Camp, Mike Thompson
Fotografia
: Dean Samler
Scenografia
: Linda DeScenna
Costumi
: Judy Ruskin Howell
Musica
: John Debney
Montaggio
: Don Zimmerman
Prodotto da
: Mark Johnson, Tom Shadyac, Roger Birnbaum, Gary Barber
(USA, 2002)

Durata
: 104’
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista International Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Darrow: Kevin Kostner
Emily Darrow: Susanna Thompson
Hugh Campbell: Joe Morton
Suor Madeline: Linda Hunt

Sig.ra Belmont: Kathy Bates

Il dottor Joe Darrow è uno stimato specialista di traumatologia e capo del pronto soccorso al Chicago Memorial Hospital. Un giorno, la sua vita viene sconvolta da una disgrazia: la moglie Emily, medico missionario in Venezuela, muore in un incidente lungo una remota strada, e le certezze che lo avevano accompagnato sino ad ora cominciano a vacillare. Quando poi, dopo sei mesi, il corpo della moglie ancora non viene trovato, cresce in lui una speranza morbosa che sembra condurlo alla follia. D’un tratto, i suoi cinque sensi vengono scossi da una serie d’inspiegabili eventi quotidiani, segnali lanciati dal fantasma della moglie che tenta con disperazione di entrare in contatto con lui. Ma la convivenza con queste visioni influenza inevitabilmente i suoi rapporti sociali, tanto sul lavoro che tra gli amici, e lo costringe ad un deprimente isolamento interrotto solo dall’incontro con i piccoli pazienti del reparto di oncologia pediatrica, curati dalla moglie, che gli raccontano di aver incontrato Emily nelle loro esperienze di pre-morte. Joe deve affrontare adesso una verità che si oppone ad ogni principio di causa ed effetto, incoraggiato dalla forza del suo amore. 

Nella centenaria storia del cinema, la presenza di un mondo ultraterreno ha perseguitato la ragione di un’infinità di personaggi, confusi tra l’orrore e la speranza, marionette di un iter espressivo teso a scuotere gli equilibri domestici in infernali simmetrie ove si coniugano oggettività e fantasia, lungo l’ipotesi che entrambe esistano nella medesima proporzione. “Dragonfly” prosegue questo sentiero, raccontando con gentilezza la vita di un uomo ossessionato dalla morte della moglie e perseguitato dal desiderio di conoscere l’ultima immagine colta dallo sguardo di lei, prima che la sua vita si spegnesse. È il pretesto di un semplice sviluppo tematico, per cui la distanza tra ciò che osserviamo e ciò che ci sfugge diviene un difetto di volontà, che se rettificato, magari da un evento straordinario, libera i sensi da ogni vincolo ottuso e rivela l’invisibile, attraverso gli indizi trascendentali che le persone lasciano del loro passaggio su questa terra. 

Eppure, nonostante la meticolosa cura estetica e i diligenti movimenti di macchina il regista Tom Shadyac (“Ace Ventura”, “Il professore matto”, Bugiardo bugiardo” e “Patch Adams”) allestisce una messinscena oziosa e prevedibile, coatta finanche nei rari momenti di tensione che il suo dogmatico formalismo svilisce nella prevedibilità. Ma ad amareggiare, più di ogni altra carenza, è il destino instabile di Kevin Costner, ancora in attesa di una sceneggiatura dignitosa e catartica che non sembra avvicinarsi al presente, spettro egli stesso dell’uomo che rappresenta in questo film. Superfluo anche oltre i canoni del cinema commerciale, “Il segno della libellula” è un esempio concreto di quanto una buona confezione riesca a stravolgere le aspettative.

Francesco Russo


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