AMORE
A PRIMA SVISTA
(SHALLOW HALL)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Sceneggiatura: Sean Moynihan, Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Fotografia: Russel Carpenter
Scenografia: Sidney J. Bartholomew Jr.
Costumi: Pamela Withers
Musica: Ivy
Montaggio: Christopher Greenbury
Prodotto da: Bradley Thomas, Charles B. Wessler, Bobby Farrelly,
Peter Farrelly
(USA, 2001)
Durata: 113’
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Rosemary:
Gwynet Paltrow
Hal: Jack Black
Mauricio: Jason Alexander
Steve Shanahan: Joe Viterelli
Walt: Rene Kirby


Hal
Larsen è la quintessenza dell’individuo vuoto, attratto dalle donne
esclusivamente in base al loro grado di avvenenza. Nonostante non sia
proprio un bel giovane, continua a cercare appuntamenti con ragazze che
hanno corpi, sorrisi e stile vicini alla perfezione, seppur lontane
dalle sue possibilità. Ma quando, dopo una seduta improvvisata in un
ascensore con il guru del self-help, Tony Robbins, si ribaltano le sue
percezioni, egli comincia a vederne soltanto la bellezza interiore. Uomo
rinnovato, conosce e s’innamora della dolce Rosemary, volontaria
sovrappeso dei corpi di pace. Confondendo la gentilezza e lo spirito
della ragazza con il suo aspetto fisico, Hal inizia insieme a lei
un’intensa storia d’amore, fraintesa dagli amici e derisa dagli
sconosciuti. Ne nascerà un incontenibile intreccio di equivoci che
metterà a dura prova la sopravvivenza del loro idilliaco rapporto.
Giunti
ormai al quinto lungometraggio, i fratelli Farrelly hanno se non altro
diritto all’approvazione di uno stile. Nella loro forma si
aggrovigliano i nodi espressivi di uomini come Hawks, Wilder, Landis e
Zucker, da cui scolasticamente attingono, se non la disinvoltura e
l’integrità, perlomeno l’impulso a tentare le strade della
provocazione. Indubbiamente usano delle scorciatoie, tra cui risalta
l’abuso di un impudico linguaggio fisico, oltre che verbale, o lo
sfoggio enfatico dei colori sgargianti che impregnano la
rappresentazione. Le loro velleità stilistiche, ad ogni modo,
compongono una satira iconoclasta che vuol
divertire modellandosi nella sollecitazione di repulsione e di oscenità,
attraverso un umorismo che contrasta il comune senso del pudore.
Per
questo, “Amore a prima svista” diventa interessante proprio quando
scardina le regole della commedia romantica ed esclude dai determinanti
della sua messinscena la bellezza, oggi giunta a saturare la struttura
di un genere convenzionalmente patinato. Non a caso, i lineamenti dolci
della Paltrow si contrappongono con efficacia alla sua trasfigurazione
adiposa e decadente, quasi a voler meccanicamente ricordare alcuni
distintivi scherzi tarantiniani consacrati alla falsificazione della
realtà (celebre la goffa danza del ballerino John Travolta in “Pulp
Fiction”). D’altra parte, come accade non di rado nei film dei
fratelli Farrelly, si ride occasionalmente e
più spesso si sorride, poiché nonostante
ognuno dei loro film nasca da un’intuizione brillante, l’assenza di
struttura e di consequenzialità mutila la ricerca di un equilibrato
linguaggio comico. Resta a tratti un film esilarante e brioso
interpretato da un cast convincente, che offre l’occasione di
divertirsi con leggerezza davanti all’ipotesi di un mondo alla
rovescia.
Francesco
Russo