: Mikado
PERSONAGGI E INTERPRETI
Kurt Gerstein: Ulrich
Tukur
Riccardo Fontana: Mathieu Kassowitz
Il dottore: Ulrich Muhe
Il Cardinale: Michel Duchaussoy
Il conte Fontana: Ion Caramitru
Il Papa:Marcel Iures
Il padre di Gerstein: Friederich von Thun
Madame Gerstein:Antje Scimdt



Kurt
e Riccardo sono due uomini apparentemente molto diversi. Il primo è un
ufficiale delle SS, chimico di professione, fiducioso nella Germania,
padre e marito amorevole. Il secondo è un giovane prete in missione a
Berlino presso il Nunzio del Vaticano, rampollo di una nobile famiglia
molto vicina al Papa, gesuita, proiettato verso una sicura carriera di
prelato. I due sembrano non avere niente in comune eppure la sorte li
unisce in un vano tentativo di far luce sulle barbarie commesse dai
nazisti. Kurt raccoglie prove e informazioni dettagliate sui campi di
sterminio, lavorando direttamente alla produzione del terribile Zyklon
B, gas letale che egli stesso aveva messo a punto con scopi igienici.
Riccardo, rientrato a Roma, tenta in ogni modo di raccontare al mondo
cattolico e a Papa Pio XII la verità, i massacri, l’immane eccidio di
ebrei, zingari, disabili ed omosessuali. Mentre la macchina di morte
ideata dal regime nazista annienta nei suoi ingranaggi un popolo intero,
il mondo tace e la coscienza internazionale nega di aver visto e di
sapere. Kurt e Riccardo lottano dall’interno, dapprima fiduciosi che
la Chiesa non possa ignorare, infine consapevoli che il silenzio ha
prevalso su tutto.
Dal
testo teatrale “Il Vicario” di Rolf Hochhuth,
che già quaranta anni fa suscitò polemiche e fece scalpore, Costa-Gavras
realizza questo splendido film, documento acuto e tagliente di una
dolorosa pagina storica mondiale e del vergognoso silenzio da parte
della comunità internazionale.
Senza mai scivolare su facili patetismi melò Gavras racconta di due
uomini soli davanti all’enormità dell’odio e dell’omicidio, e
davanti al silenzio dei potenti tutti. Riccardo Fontana porta con la sua
immagine il simbolo di tanti preti che sacrificarono la propria vita per
il bene altrui e tentarono l’intentabile, assistendo prima e seguendo
poi nella morte molti ebrei. Riccardo, che ha il volto ingenuo e
commosso di un bravo Mathieu Kassovitz, è
un giovane puro che non teme di scavalcare le gerarchie ecclesiastiche
per arrivare al cuore del Papa, che egli crede rappresentare i valori
religiosi e morali di una Chiesa che ha barattato la spiritualità con
il potere e con l’agio.
Ulrich
Tukur è invece lo straordinario interprete di Kurt Gerstein,
persona reale, i cui scritti contribuirono a far luce sul massacro degli
ebrei. Gerstein è una figura
splendida, forte e granitico fino alla disperazione, senza mai un
momento di dubbio fino alla triste fine. Per Gerstein si deve parlare,
raccontare a tutti la verità, perché quando il mondo saprà sarà
inorridito di ciò che una mente umana non può neanche immaginare. Lo
spettatore segue dolorosamente la sua progressiva scoperta del silenzio
che copre ignobile il massacro. L’inutile corsa contro il tempo è
scandita dal passare ossessivo dei convogli che solcano l’Europa, i
treni merci attraverso i quali prima si intravede l’orizzonte e poi si
intuisce soltanto il contenuto al di là dei portelli sigillati. Gavras
decide di rappresentare l’orrore senza mai mostrare direttamente,
suggerendo le atrocità che senza immagine si fanno più forti e
strazianti. Basti solo lo stridore fastidioso della scena del
pranzo sulla terrazza panoramica, durante il quale Riccardo racconta gli
atroci particolari delle camere a gas, mentre
prelati e anziane nobildonne si leccano le dite per il succulento
banchetto.