Anno VII - Numero 25 - Settembre 2001

I film del mese


THE UNSAID - SOTTO SILENZIO
(THE UNSAID)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Tom McLoughlin
Sceneggiatura
: Miguel Flores e Scott Williams (da una storia di Christopher Murphy)
Fotografia
: Lloyd Ahern II
Scenografia
: Gregory Bolton
Costumi
: Michelle Martini e Jodie Tillen
Musica
: Don Davis
Montaggio
: Charles Bornstein
Prodotto da
: Tom Berry, Matthew Hastings
(USA, 2001)

Durata
: 110’
Distribuzione cinematografica
: EaglePictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Michael Hunter: Andy Garcia
Barbara Lonigan: Teri Polo
Shelly: Linda Cardellini
Tommy Caffey: Vincent Kartheiser
Penny: Chelsea Field
Troy: Brendan Schnellenberg

Michael Hunter (Andy Garcia) è uno psichiatra, sposato e con due figli: un maschio ed una femmina. Il primo si suicida. La famiglia è in pezzi. Si divide. Hunter si trascura. Scrive libri ma non insegna più all’università. Torna in parte a rivivere quando una sua ex-allieva chiede un suo parere su di un ragazzo disturbato, Tommy Caffey: ha perso la madre, uccisa per gelosia dal padre, e, forse, ha assistito all’omicidio. Ma c’è un segreto – non detto – che il ragazzo nasconde. Hunter oltretutto sovrappone al ragazzo l’immagine di suo figlio. Quando lui, Hunter, rivela il suo, di segreto, terribile e legato al suicidio del figlio, ne scoprirà un altro, del ragazzo che ha in cura: un segreto ancora più atroce e impensabile.

Tim McLoughlin - già regista di "A volte ritornano" – racconta una storia torva ben scritta da Miguel Flores, Scott Williams e Christopher Murphy. Riesce a trattare con suggerimenti, silenzi e sguardi accennati i temi scabrosi che sono le assi portanti del plot. Lascia che la tensione cresca insieme con il mistero, che la rimozione psichica si dissolva per scoprire i due terrificanti segreti che uniscono lo psichiatra e il ragazzo (il formidabile Vincent Kartheiser). McLoughlin firma un thriller pscicologico nel senso più stretto. La psicologia è usata non per illuminare le zone oscure della storia; ma al contrario per offuscarle sino al nero, affinché nel finale, d’incanto, si dissolva la nebbia, perché riveli non un cielo azzurro, ma un sole nero. E’ un film che indaga anche l’educazione dei fanciulli, pertinente a genitori, o professori o medici, e che spesso condiziona la vita futura. E’ questo il leit-motiv del film: che nessuno tocchi i più deboli, che possono così trasformarsi in mostri, o perdere l’autocoscienza, sino alla morte, al suicidio. Un film coraggioso e attualissimo, specie ora, in Italia.

Luigi Senise


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