: Eagle
Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sara: Julia Stiles
Derek: Sean Patrick Thomas
Chenille: Kerry Washington
Roy: Terrey Kinney
Malakai: Fedro Starr


Sara
sistema le poche cose che ha portato con sé nella sua "nuova"
casa, un bilocale squallido e fatiscente nel South Side di Chicago. C’è
la fotografia di sua madre, morta in un incidente stradale, un
orsacchiotto di pelouche, le adorate scarpette da punta. Ora Sara dovrà
ricominciare, con un padre che non conosce, in un quartiere nero dove è
il colore della sua pelle a destare sospetti, senza più la danza, l’unico
amore per cui vivesse. Ha smesso di ballare, ha smesso di sognare. Si
lascia vivere. Ma dallo scenario polveroso e dimesso della periferia si
affaccia un Romeo inaspettato, che ha grinta, entusiasmo, ambizione. E’
un ragazzo di colore che balla hip-hop, vuole fare il college e se ne
infischia dei pregiudizi razziali. Così Giulietta diffidente, ma
tentata, si ritrova a indossare anfibi e pantaloni extralarge e a
"sporcare" pliés e pirouettes con il sound sincopato e caldo
dell’hip-hop.
Operazione
studiata a tavolino quella di Thomas Carter e Duane Adler:
a dispetto del giudizio tiepido dei critici, una sola settimana di
programmazione è bastata a "Save the last dance" per
sorprendere i botteghini Usa lo scorso inverno. La
storia è piena di stereotipi, di citazioni e di luoghi comuni,
ma un rapido sguardo in sala basta a rivelare un pubblico eterogeneo.
Certo, un amore da difendere ad ogni costo ed un sogno da realizzare
sono la miscela ideale per il cuore degli adolescenti, ma il film
soddisfa anche i nostalgici di "Flashdance", quelli di "Dirty
Dancing", quelli de "La febbre del sabato sera". Con una
marcia in più. Musica e danza protagoniste, ma anche temi forti, come
le relazioni interrazziali, il tormento del senso di colpa che inibisce
i sogni, il confronto con una realtà dove violenza e droga convivono
con la scuola e il gioco.
Una
marcia in più perché l’ottica è quella della contaminazione, che
non si ferma al colore della pelle, ma è a suo agio tanto nelle sale di
danza che profumano di cipria, che sui tombini e i ponti delle stazioni,
che accosta l'hip-hop con il reggae e la breakdance, facendo firmare la
colonna sonora agli artisti del momento come Donnel Jones, Athena Cage,
i Lucy Pearl. Che si avvale di un montaggio
studiato, anche cromaticamente: i volti dei protagonisti al
loro quasi debutto (la Stiles comincia nel 1998 ne "L’ombra del
diavolo", Thomas in "Cruel Intentions"), sono ripresi
quasi sempre da vicino creando un bel gioco di colore e contrasti. Una
favola tradizionale, di quelle che ci piace ascoltare tante volte anche
se la si conosce a memoria, ma di cui, in fondo, non si
vorrebbe mai cambiare niente.