Anno VII - Numero 25 - Settembre 2001

I film del mese


PLANET OF THE APES – IL PIANETA DELLE SCIMMIE
(
PLANET OF THE APES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Tim Burton
Sceneggiatura
: William Broyles Jr., Lawrence Konner, Mark Rosenthal
Fotografia
: Philippe Rousselot
Scenografia
: Rick Heinrichs
Costumi
: Colleen Atwood
Musica
: Danny Elfman
Montaggio
: Chris Lebenzon
Prodotto da
: Richard D. Zanuck
(USA, 2001)

Durata
: 119’
Distribuzione cinematografica
: Twentieth Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Cap. Leo Davidson: Mark Wahlberg
Thade: Tim Roth
Ari: Elena Bonham Carter
Attar: Michael Clarke Duncan
Karubi: Kris Kristofferson

E’ stato atteso a lungo, questo remake. Per chi non conoscesse o non ricordasse la storia de "il Pianeta delle Scimmie" (1968), narra la traversata di quattro astronauti che, perduti nello spazio, diventano prova dell’esistenza di un paradosso temporale: mentre la loro astronave viaggia per un anno e sei mesi, sulla terra intercorrono duemila anni di storia. In seguito ad un’avaria subita durante lo stato d’ibernazione, l’equipaggio naufraga su un pianeta sconosciuto e desolato che nasconde un mondo ed una società alla rovescia, dove gli esseri umani vivono braccati da scimmie antropomorfe e trattati come bestie senz’anima. Dopo la cattura, uno di loro riesce a fuggire aiutato da due scimpanzè, Zira e Cornelius, scienziati evoluzionisti che gli diventano amici. Inseguiti dal Dr. Zaius, i tre giungono oltre un confine che nasconde "la Zona Proibita" dove l’uomo, d’un tratto, viene a conoscenza di una tragica verità.

Da oltre trent’anni, il film originale conserva l’efficacia delle sue suggestioni serrate in una macrostruttura claustrofobica, cupa e lenta, davvero lontana dal progetto di Tim Burton. L’enfant prodige di Hollywood, diversamente, sviluppa un elegante esercizio pirotecnico dominato dalla magnificenza delle scenografie, da una composizione morbida e piana e da una regia che riesce ad affrescare la messinscena ottenendo che ogni unità drammatica partecipi della stessa, bizzarra armonia. Nel film di Burton, più fedele del precedente al racconto da cui il soggetto è tratto, le differenze introdotte dall’abbandono degli ambienti desertici si allargano ai personaggi: il protagonista diventa un giovane e accidentale eroe, mentre le scimmie perdono sensibilmente le tracce del loro antropomorfismo, condividendo con i primati non soltanto l’aspetto, ma anche la postura. Il rifacimento si rinnova nella trasfigurazione e si rafforza nella naturale attitudine dell’autore per i toni epici, fino a spingere il suo talento verso la licenziose modifiche allo straordinario e storico finale. 

Tra gli attori Tim Roth (nella parte di Thade) ed Helena Bonham Carter (in quella di Ari) interpretano due scimmie acerbe parimenti ad alti livelli mentre Mark Wahlberg e gli altri uomini, azzardando quasi che non sia casuale, restano in superficie come personaggi semplici e periferici. Pur non sembrando, nell’insieme, partorito per volontà, il progetto è colmo di caratterizzanti simbologie burtoniane, delle ricorrenze tematiche irrinunciabili che, piaccia o meno, rendono questo film un prodotto unico. Ne sono esempio il destino ironico che si beffa dell’eccellenza nelle eccentriche sequenze conclusive, insieme con la passione e la dedizione dimostrate alle diversità che Tim Burton svela e rispetta, da sempre, nel suo cinema d’incantevoli deformità. Allora, prendendo selettive distanze tra il film del’68 e questo remake, il regista evita il capriccio di reiterare scene e prerogative di una pietra miliare che, protetta dal suo prestigio, costringerebbe lo spettatore ad un confronto sconveniente. Burton non sospende le atmosfere, ma le trascina accanto ad un ritmo al tempo stesso frenetico ed elegante senza trascurare gli obiettivi di una geometria compatta, anche laddove sembra abbandonare la sua iconografica poesia dei sottintesi per accompagnare una storia che non concede distrazioni, preclusa a qualsiasi inebriante gesto d’abbandono. Ciononostante, qualcosa interviene a qualificare un autore che non può essere confuso con nessun altro.

Francesco Russo

Speciale Il Pianeta delle scimmie


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