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PAUL,
MICK E GLI ALTRI
(THE NAVIGATORS)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Ken Loach
Sceneggiatura: Rob Dawber
Fotografia: Barry Ackroyd, Mike
Eley
Costumi: Theresa Hughes
Musica: George Fenton
Montaggio: Jonathan Morris
Prodotto da: Rebecca O'Brien
(GB, 2001)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Paul: Joe Duttine
Jim: Steve Huison
Mick: Tom Craig
John: Dean Andrews
Gerry: Venn Tracey
Harpic: Sean Glenn
  
Sheffield,
1995. Un gruppo di operai delle ferrovie inglesi, assegnati ad un
deposito per la manutenzione nello Yorkshire meridionale, deve
fronteggiare un nuovo nemico: la privatizzazione delle British Rail. Da
un giorno all’altro, la società per cui lavorano cambia nome e le
nuove regole dettate dal libero mercato e dalla concorrenza all’inizio
sembrano poco più di uno scherzo: lo stipendio proporzionato alla
produttività, la competizione con chi fino a ieri era un collega, l’impegno
a mantenere le morti sul lavoro "entro limiti accettabili".
Ben presto, però, Paul, Mick, Len, Jerry e gli altri operai si rendono
conto della realtà. E la realtà è che tutti sono spinti a licenziarsi
grazie ad una subdola "indennità speciale", ma solo per poi
tornare alle stesse mansioni per conto di agenzie di lavoro temporaneo.
L’offerta sembra allettante, per operai costretti ad una vita di
straordinari per mettere da parte un po’ di soldi: l’indennità, e
una paga apparentemente doppia, spingono molti a compiere il grande
passo. Salvo poi accorgersi che il nuovo datore di lavoro non gli
garantisce più niente, a parte lo stipendio: niente più ferie
retribuite, assegni di malattia, contribuiti pensionistici e
assicurazione sanitaria. Senza contare la mancata applicazione delle
più elementari norme di sicurezza sul lavoro. Ma, soprattutto, gli
operai di Sheffield, entrando in competizione l’uno con l’altro
secondo le implacabili leggi del libero mercato, perdono la coesione e
lo spirito di gruppo che li aiutava ad andare avanti. Così al deposito
rimane il solo Jerry, ormai inutile orpello di una società che sta
chiudendo perché non più competitiva: triste e inutile, Jerry, vecchio
rappresentante sindacale, si ostina a rifiutare un mondo dove le regole
sono tutte cambiate, o forse non esistono proprio più. Dove, come dice
verso la fine, ci si trova in una situazione da scacco matto:
"qualunque mossa fai, hai perso".
Dopo
la parentesi "americana" di Bread and roses, Ken
Loach torna nel suo ambiente naturale: l’Inghilterra e i
suoi operai nell’era dello smantellamento dello stato sociale.
Stavolta nel mirino del più militante tra i registi europei c’è l’ultima
grande privatizzazione statale, quella delle ferrovie, attuata nel 1993
dal governo conservatore di John Major, a completamento delle politiche
ultraliberiste della Thatcher. La scelta, quindi, cade su un argomento
di attualità, almeno in Gran Bretagna, dove l’incredibile aumento di
incidenti ferroviari degli ultimi anni ha mostrato a tutti gli effetti
nefasti della dittatura del libero mercato, quando l’obbligo della
competitività impone che anche la sicurezza diventi una voce di spesa,
possibilmente da ridurre così come il costo del lavoro. Non è un caso
che gli operai del film si occupino di manutenzione dei binari e della
segnaletica, attività che evidentemente non produce profitti e quindi
si può appaltare e subappaltare al miglior offerente. La vera e propria
urgenza sociale del film è
dimostrata anche nell’inedita forma di distribuzione in patria: solo
due o tre settimane di uscita nelle sale, per lo zoccolo duro dei fan di
Loach, e poi il passaggio televisivo su Channel 4, per raggiungere nel
tempo più breve possibile il pubblico più ampio possibile e inserirsi
così subito nel dibattito politico e sociale.
La
messa in scena è quella tipica del cinema di Loach: denunce e grandi
tematiche raccontate attraverso le piccole storie di uomini che non si
curano dei grandi cambiamenti in atto, ma solo degli effetti che hanno
sulle loro vite. Film corale, dove Paul e Mick del titolo italiano non
hanno poi così tanto spazio in più rispetto agli altri, The
navigators (questo il titolo originale, che si riferisce all’antico
nome dei ferrovieri britannici) è costruito
come una commedia amara, con la Storia solo sullo sfondo.
Loach è andato a pescare i suoi protagonisti tutti a Sheffield, creando
un gruppo affiatato costituito da veri ferrovieri, attori e comici
locali, lasciando ampi spazi all’improvvisazione. Questo sia per dare
credibilità al suo stile quasi documentaristico, di chi è come
capitato lì per caso con una macchina da presa, sia per dar voce al
"personaggio nascosto" del film, ovvero l’accento e lo
humour tipici dello Yorkshire meridionale (ancora più nascosti,
naturalmente, grazie al doppiaggio italiano). Sempre in bilico tra
commedia e tragedie piccole e grandi, Paul, Mick e gli altri non
è forse il miglior film di Loach, ma è un
film importante, in grado di spiegare i mutamenti epocali in
atto nel mondo del lavoro senza rischiare di essere didascalico né
noioso. E Loach ha anche il coraggio di proporre un rimedio: recuperare
la solidarietà e l’unità perduta dei lavoratori, e soprattutto
essere consapevoli dei cambiamenti in atto.
Andrea
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