: Lucky
Red
PERSONAGGI E INTERPRETI
Grace: Nichole Kidman
Anne: Alakina Mann
Nicholas: James Bentley
Mrs. Mills: Fionnula Flanagan
Charles: Christopher Eccleston



Tra
le lugubri boscaglie di Jersey, un’isola adagiata tra le coste dell’Inghilterra
e della Francia, vive nell’isolamento una famiglia composta dalla
giovane Grace e dai suoi piccoli figli, Anne e Nicholas. Soffocati dalla
nebbia e dalla vegetazione in una stasi sepolcrale, i tre individui
vengono raggiunti dai domestici venuti per rimpiazzare i loro
predecessori, scomparsi nel nulla a seguito di un misterioso evento.
Accolti in casa, la governante ed i suoi taciturni compagni vengono
istruiti sulle condizioni del loro incarico che, a causa di un’inspiegabile
allergia dei bambini alla luce, deve costringere le stanze, i corridoi e
le scale della luttuosa dimora ad un crepuscolo forzato. In questo
contenitore di sembianze, le personalità dei suoi occupanti emergono,
rivelando Grace come una donna rigida e conservatrice, vincolata ad
inviolabili principi cattolici. Dei due figli, soltanto Anne sembra
trovare la forza di opporsi, cercando di avvisare la madre sull’agitarsi
di oscure presenze tra le superfici della casa. Dapprima incredula,
Grace sarà sconvolta da un improvviso smarrimento, nell’attimo in cui
lei stessa vedrà rivelarsi davanti ai suoi occhi le immagini e le
manifestazioni di un incubo inspiegabile.
Fedele
ai presupposti tradizionali del cinema gotico, Alejandro
Amenabar recupera una distintiva iconografia di segnali che si
trasformano in ombre e fruscii lavorando, come insegna questa raffinata
categoria del cinema horror, su un proposito di
sottrazione per cui non mostrare coincide col colmare lo svolgimento di
solide inquietudini. In superficie, tutto sembra racchiudersi
in uno schema convenzionale dominato da nebbie dense e presenze
indistinte, da volti opachi e da un ingannevole silenzio, ma l’approfondita
padronanza di Amenabar nell’evocazione di un genere, viene dimostrata
dal suo ostinato focalizzarsi sulla dilatazione. Le atmosfere non
vengono mai forzate, ma si sviluppano con naturalezza conservando un
ritmo stazionario in cui la tensione non raggiunge un livello di
saturazione, mantenendo inalterati i suoi equilibri. In questo esercizio
di rappresentazione, storia e struttura si specchiano l’una nell’altra
conseguendo una sintesi coerente dove lo
straordinario rigore delle luci e delle ombre, determinanti
abbandonate nel cinema dell’orrore contemporaneo, costruisce
un suggestivo teatro di posa.
In
questa cornice così attentamente allestita, tutti
gli attori, dalla Kidman ai bambini, recitano come in uno stato di
grazia, contribuendo per primi alla realizzazione di un
complesso dramma metafisico che
tradisce in alcuni frangenti una matrice ibseniana, dove bigottismo e
superstizione si sovrappongono alla realtà determinando violenti
disordini interiori fino all’agghiacciante, per quanto indebolita
dagli indizi, rivelazione finale.