: Columbia
Tristar
PERSONAGGI E INTERPRETI
James "Desolation"
Williams: Ice Cube
Natasha Henstridge: Melanie Ballard
Jericho Butler: Clea Duvall
Bashira Kincaid: Pam Grier
Helena: Joanna Cassidy
Whitlock: Richard Cetrone



In un indefinito futuro, sul
pianeta Marte, una
donna poliziotto terrestre – in una società matriarcale – è
tornata alla sua base, sola, unica superstite di una Squadra partita
per assicurarsi un detenuto pericoloso. Dinanzi ai suoi superiori
racconta come sono stati attaccati da altri terrestri, i quali sono
stati contaminati da un venefico fluido, scaturito dalle viscere del
pianeta, che è l’ultimo tentativo dei precedenti abitanti marziani
per uccidere i terrestri stessi: il fluido muta le persone in una
sorta di zombi, armati di asce e di clave, decisi solo ad uccidere.
Sono tutti morti, conclude la donna, salvo io e il il criminale che, dopo avermi salvato la vita, è sparito. E il racconto della
battaglia furiosa tra terrestri e "fantasmi" è anche l’intero
film.
Se da un lato ad un prima lettura il film è un
cripto-western, lo è, non tanto per la mimesi con gli stilemi
drammaturgici del West-Cinema, piuttosto per lo spirito di questo,
che viene assunto da Carpenter nella portata enormemente simbolica dei
nomi dei suoi eroi: Descanso, Jericho, Ballard, Williams,
Desolazione… ; personaggi che come nelle storie fordiane vagano
accesi dalla fiamma dell'avventura edificante in territori
impervi: là in canyon incandescenti, qui, anche, ma con case-sylos,
notte, e freddo perenne. Dettagli colti costellano lo script, come l’entità
diabolica, evidente e voluta reminiscenza di Siegel e della "La
Cosa", che penetra per mezzo dell’orecchio nei terrestri: come
vuole la tradizione della "Annunciazione" nel passo
evangelico di Luca: 2, 7 : 14, secondo la quale Maria viene
fecondata dal Verbo attraverso l’orecchio… O le scene di lotta,
violente, ma disegnate con leggerezza e alimentate da tagli
improvvisi, un impeto domato da una steady-cam agilissima. Natasha
Henstridge è splendida e in gamba, e nella storia fantasy ha l’odore
dell’eroine dei "Manga" giapponesi, oltre che citare il
Tenente Ripley. Formidabili i trucchi iperreali, desunti dall’iconografia
di gruppi musicali satanisti, come Manovar, Kiss, etc., con
piercing, autodeturpazioni (come una "artista"
contemporanea francese) ceroni bianchi e occhiaie annerite.
John Carpenter con "Fantasmi da Marte"
firma un film simile e dissimile a un tempo ad alcune delle sue
pellicole più riuscite: "Hallowen"; " 1997 - Fuga da
New York"; "La Cosa". Perché insieme con Larry
Sulkis scrive un film dalla trama improbabile, eppure tanto curata e
potente sul piano visivo che la storia, sia pur esile, regge. Dove la differenza morale tra poliziotti e malviventi è
labile, mentre lo scarto etico tra "fantasmi" e terrestri è
manicheo, abissale, in linea con questo genere di film. La
narrazione allora è puntellata da un montaggio
sincopato, quasi per
intero scansionata per flash-back dai vari personaggi, che a loro
volta raccontano, è quindi una sorta di "Rashmoon", ma
incalzante, martellante, meno pretenzioso. Con il rombo delle
chitarre pesanti che scandiscono le facce degli zombi-siderali,
affini, alcuni, nelle fattezze, a Marilyn Manson – e, forse,
Carpenter, ha inteso anche raccontare una metafora in cui i
"Cattivi" sono i nuovi vili incursori del rock satanista,
che vengono per contrappasso atterrati al suono puro e duro del
semplice heavy-metal.