Anno VI - Numero 25 - Settembre 2001

I film del mese


DRIVEN

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Renny Harlin
Sceneggiatura
: Sylvester Stallone
Fotografia
: Mauro Fiore
Scenografia
: Charles Wood
Costumi
: Mary McLeod
Musica
: BT
Montaggio
: Stuart Levy, Steve Gilson
Prodotto da
: Elie Samaha, Sylvester Stallone, Renny Harlin
(USA, 2001)

Durata
: 115’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros. Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Tanto: Sylvester Stallone
Carl Henry: Burt Reynolds
Jimmy Bly: Kip Pardue
Lucretia Clan: Stacy Edwards
Beau Brandenburg: Til Schweiger

Ecco realizzato il sogno di Sylvester Stallone: un film che salga al ritmo di un motore ed insegua la velocità delle piste tanto amate dall’attore, al punto da investire cinque anni di preparativi nel compimento di questo scellerato progetto. Driven è la storia esile di due piloti, di un giovane avventato ed un disilluso veterano, gestita dall’inevitabile necessità di fornire all’azione un nesso vagamente logico, che colleghi le gare e giustifichi lo stato d’animo con cui, di volta in volta, i piloti le affrontano. Jimmy Bly ha poco più di vent’anni, è un corridore di talento ma di poca disciplina amministrato con paternale autorità dal fratello, che vede allontanarsi nell’indole irriflessiva di Jimmy una carriera altrimenti foriera di floridi guadagni; Joe Tanto, al contrario, ostenta una navigata esperienza, pur nascondendo le tracce di un passato incerto e segnato da un incidente che rischiò di compromettere la sua vita e quella di un altro pilota. Richiamato da Carl Henry, invalido proprietario della scuderia che ha investito sul talento di Jimmy, Tanto dovrà impegnarsi nell’educazione del ragazzo come un secondo pilota con il vezzo de tutore, mentre cercherà, prima di uscire dalla scena, di costruirsi una seconda occasione. 

Quel che rimane, si articola disordinatamente tra personaggi ed eventi di ordinaria qualità satellitare, aridi e smisurati come la tozza corporeità di questi piloti, le cui ingenue sproporzioni negano al film persino il decoro della credibilità, lasciando il lavoro impermeabile alle giustificazioni della fantasia e calandolo senza attenzione in un ridicolo paradosso. Così, il film si circonda di comprimari, tra protagonisti e partecipanti, tra eventi statici e sviluppi accomodati senza interesse; di pause tematiche distribuite tra i reiterati pit-stop, soltanto un raccordo teso a congiungere un circuito all’altro dove, attraverso frenetiche ed avanguardistiche inquadrature, si sviluppano le uniche azioni in grado di sfiorare questa pellicola, determinate da un prevedibile confronto geometrico tra esterni (dell’abitacolo) e primissimi piani sugli sguardi informi, ombrati dai caschi e dalle visiere. Non manca, tra l’altro, un lacunoso artificio tecnologico che intende, con delle soggettive, restituire allo spettatore l’indeterminabile sensazione che travolge un pilota quando la corsa raggiunge il suo epicentro e l’adrenalina corrompe la percezione delle cose, nel debole tentativo di condividere con lui il disorientamento della velocità. Più che un sogno compiuto, questo presuntuoso prodotto sembra lo sfogo di un capriccio.

Francesco Russo

Il sito ufficiale del film


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