Anno VII - Numero 25 - Settembre 2001

I film del mese


L'AMORE PROBABILMENTE

CAST TECNICO ARTISTICO

Soggetto, Sceneggiatura, RegiaGiuseppe Bertolucci
Fotografia
Fabio Cianchetti
Scenografia
Gianni Silvestri
Costumi
Grazia Colombini
Suono
Maurizio Argentieri
Montaggio
Federica Lang
Prodotto da
Massimo Cortesi, Pio Bordoni, per Navert Film
(Italia, Svizzera, 2001)

Durata
108’
Distribuzione cinematografica
Istituto Luce.

PERSONAGGI E INTERPRETI

Sofia: Sonia Bergamasco
Chiara: Rosalinda Celentano
Cesare: Fabrizio Gifuni
Pietro: Teco Celio
Erika: Elisabetta Carta
Laura: Carmen Scarpitta
Gerard: Marcello Catalano
Mariangela Melato, Stefania Sandrelli, Alida Valli

Chiara e Sofia, allieve di un corso di recitazione, vengono indotte dall’insegnante a coltivare la menzogna come unico mezzo d’espressione di un attore. Sofia segue il consiglio e, durante una gita con Chiara e il proprio ragazzo, inventa d’avere un altro uomo. Sofia crea la menzogna, ignara del fatto che Chiara e Cesare vivano da tre mesi una relazione segreta alle sue spalle. Sconvolta dalla verità la ragazza fugge e, seguendo la filosofia confessata da Stefania Sandrelli in un’intervista, decide di dire sempre e solo la verità. Questo la porta a rivelare all’ignara e depressa moglie di Pietro, la relazione di un solo pomeriggio che lei ha avuto con l'uomo. Non contenta nemmeno di questa soluzione, Sofia si rifugia nell’illusione, spinta niente di meno che da Alida Valli. Si reca dunque in teatro dove un regista le offre una parte e forse qualcos'altro.

Apre il 58 Festival di Venezia, questo film dall’intento esageratamente intellettualistico. La menzogna, la verità, l’illusione, tre momenti della vita di una donna, tre stadi della rappresentazione dal vago sapore pirandelliano e chi ne ha più ne metta. Tra un’andirivieni di primi piani, voci impostate, spostamenti tra finzione e realtà, Giuseppe Bertolucci non si fa mancare proprio nulla. Un triangolo amoroso, un doppio tradimento, un originalissimo uomo di mezza età insoddisfatto del proprio matrimonio, una moglie sotto psico farmaci. Viene da pensare che Bertolucci sia alla ricerca di una rappresentazione non convenzionale e che tormenti all’uopo un gruppo di bravi attori per farli sembrare irritanti e un po’ inebetiti. 

Purtroppo però le atmosfere ricercate e i montaggi anche troppo audaci non compensano la lentezza, l’inadeguatezza dei personaggi e qualche scena di dubbio gusto, si veda la straziante confessione di Sofia ad Erika, donna depressa e moglie tradita, intessuta di particolari sull’adulterio e arricchita dal fazzoletto di Pietro con cui Sofia si è pulita le mani alla fine del loro incontro sessuale.

Danila Filippone


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