Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

I film del mese


VAJONT

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Renzo Martinelli
Sceneggiatura
: Renzo Martinelli, Pietro Calderoni
Fotografia
: Blasco Giurato
Scenografia
: Francesco Frigeri
Costumi
: Luigi Bonanno
Musica
: Francesco Sartori
Montaggio
: Massimo Quaglia
(Italia, 2001)

Durata
: 116'
Distribuzione cinematografica
: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carlo Semenza: Michel Serrault 
Nino Biadene: Daniel Auteuil 
Tina Merlin: Laura Morante
Olmo Montaner: Jorge Perugorria
Mario Pancini: Leo Gullotta 
Ancilla: Anita Caprioli

È il 9 ottobre 1963, sono le 22:39. Una ferita che ancora oggi non sembra in grado di rimarginarsi squarcia la straziata superficie della penisola italiana: dal monte Toc, dietro la diga che sovrasta la valle del Vajont, 260 milioni di metri cubi di roccia franano nell’acqua, causando un’onda che annegherà nel fango tutta la valle, e con lei i paesi che la occupano. Nelle case di Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova e Faè duemila persone muoiono. Al ricordo di un immutabile orrore, fanno da sfondo le esistenze semplici ed ignare dei loro abitanti, colti senza avviso nel corso di una serata di calcio, improvvisamente svegliati ad un destino che li ha inghiottiti in un’oscurità feroce, smorzandone il pianto, le risa e le parole d’amore nel silenzio. Dietro a questo iniquo sacrificio, scorrono parallele le dita dei burattinai che hanno nascosto la testa nella sabbia, nello stesso fango che ha seppellito le vittime del loro profitto. La diga è ancora lì, eterna, ad osservare come un Titano il disastro della sua furia, sorda come l’indifferenza degli dei che l’anno creata. 

Renzo Martinelli, dopo il successo ottenuto dallo spettacolo di Marco Paolini, tenta una personale ricostruzione delle ragioni politiche e delle complicità che hanno accompagnato questa "cronaca di una morte annunciata", intenzionato a smascherare definitivamente una concatenazione di avvenimenti a lungo taciuti che, lontani dalla tragedia fortunosa, hanno svelato il coinvolgimento dei dirigenti di una tra le maggiori aziende edili operanti in Italia durante gli anni ’60: la S.A.D.E. Un’operazione d’indagine stratificata, svolta purtroppo con poca coerenza: dottrinale con un imbarazzante senso di mistificazione, Vajont è un film senza struttura, colpevole di aver applicato un discontinuo procedimento di sottrazione laddove sembrava in dovere di approfondire, e di aver invece esasperato accadimenti e simultaneità marginali satinando senza gusto uno dei capitoli più sinistri del dopoguerra italiano. Così, la storia sembra ricamarsi intorno ad un insieme di affettate personalità che distraggono dai dettagli, svelando un’impalcatura esile e confusa. Le caratteristiche di un prodotto confezionato per la televisione ci sono tutte, ma il risultato è decisamente inadatto alle esigenze drammaturgiche del grande schermo.

Francesco Russo


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