Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

I film del mese


LA PIANISTA
(LA PIANISTE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Michael Haneke
Fotografia
: Christian Berger
Scenografia
: Cristhoph Kanter
Costumi
: Annette Beaufays
Montaggio
: Monika Willi
Prodotto da
: Michael Katz, Yvon Crenn e N. Kreuther per MK2, C. Gozlan per Films Alain Sarde
(Francia, 2001)

Durata
: 130'
Distribuzione cinematografica
: Bim

PERSONAGGI E INTERPRETI

Erika Kohut: Isabelle Huppert
Walter Klemmer: Benoît Magimel
La madre:Annie Girardot

Una donna non più giovanissima, nel suo impermeabile chiaro che nasconde e mortifica un corpo esile ma piacevole, rientra nella sua casa, dove sua madre la aspetta pronta alla lite. Il loro non è un comune rapporto madre figlia, ma più una morbosa relazione fatta di umilianti proibizioni e sospettosi divieti. Erika, la giovane donna, è una professoressa di pianoforte, consumata da una passione per la musica che l’ha privata di ogni altra gioia senza darle in cambio alcun successo reale. Rigida con se stessa e con i suoi allievi, Erika vive in un mondo proprio, trascorrendo la sua vita privata tra visite ai pornoshop e pratiche masochistiche sul proprio corpo. Sarà l’incontro con Walter, un allievo in cui la donna riconosce un particolare talento musicale, ad interrompere il suo isolamento. Eppure Erika, consumata dalla proiezione di un rapporto carnefice vittima, rende impossibile ogni relazione con il ragazzo.

"Io non ho sentimenti Walter, e anche se per un giorno li avessi non prevarrebbero mai sulla mia intelligenza". Si descrive così il personaggio estremo di Isabelle Huppert, perfetta interprete di questo film duro e crudele fino al limite del sopportabile. Michael Haneke prosegue il suo percorso di descrizione della violenza e della crudeltà dopo "Funny Games", scegliendo la trasposizione cinematografica del romanzo della scrittrice austriaca Elfriede Jelinek. Il regista scarnifica la malattia mentale per farne una storia lucida e compassata, dove non c’è spazio per alcuna speranza di cura, e i personaggi sembrano vagare in un continuo andirivieni di gesti malati senza un vero perché che renda ragione di tanta umana sofferenza.

La cura dei dettagli, infatti, dalla musica di Schubert, suonata con una durezza impressionante, alle corrispondenze cromatiche tra il volto, ora pallido ora roseo della Huppert, e i vestiti che coprono e infagottano o disegnano le linee nitide del suo corpo frustrato dalla mente disturbata, non allontana lo stridore di una freddezza pure necessaria alla narrazione. Il film risulta manierato e freddo, esteticamente bello ma emotivamente impenetrabile.

Danila Filippone


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