Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

I film del mese


INTERVISTA A BAZ LUHRMAN

Che valore da’ al dramma romantico negli anni duemila?
Il melodramma è un genere che ti permette molti momenti di emozioni, la musica da’ l’accesso ai sentimenti in modo più profondo e complesso, è per questo che ho curato la partitura musicale del mio film, volevo creare un linguaggio musicale cinematografico adatto ai giorni nostri. Ho fatto molte ricerche nella storia della musica nelle sue varie forme d’arte. La musica del film non è il risultato delle mie preferenze, non c’è la mia collezione di dischi, c’è una trama fitta di intrecci musicali che tocca tutti i generi e tutti i sentimenti.

Se la musica ha una grande importanza nel film, è evidente anche il valore del ballo, lei che rapporto ha con la danza?
Io vengo da una piccola cittadina australiana e quando ero ragazzo ballavo. Ero davvero un ballerino da sala da ballo, proprio come il personaggio che ho descritto nel mio primo film "Ballroom".

Nel primo film c’è una grande attenzione per il "paso doble", in Moulin Rouge c’è una lunga scena di tango. Come nasce l’interesse per le danze latino americane?
Questa è una domanda che mi pongono in molti, ma io proprio non ho una risposta. Forse la ragione sta nell’espressività di questi balli. Sono tutte danze narrative, raccontano storie, dicono molto di emozioni. E’ per questo che anche in Muolin Rouge non ho filmato un can can per intero. Avevo molto materiale per ottenere una sequenza completa, ma non mi interessava dare un’idea di verosimiglianza del can can, volevo che arrivasse la sensazione, l’emozione a cui era legato questo ballo. Il can can era una danza sfrenata, sexy e selvaggia ed è da questo che sono partito per montare quelle scene.

Abbiamo parlato di musica e danza, invece dal punto di vista letterario quali sono i testi da cui ha tratto ispirazione?
Quando ho scritto la sceneggiatura avevo presente alcuni testi francesi come Nanà di Emile Zolà, ma anche la Traviata di Verdi. Ma in realtà la storia di un giovane che si avventura in un mondo sconosciuto, perverso e insidioso e ne esce più maturo, perché ama e perde il suo amore, è un mito archetipo, è il mito di Orfeo che sottende a storie diverse, come anche Romeo e Giulietta.

Danila Filippone

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