Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

I film del mese


LUNA ROSSA

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Antonio Capuano
Fotografia
: Tommaso Borgstrom
Scenografia
: Paolo Petti
Costumi
: Metella Raboni
Musica
: Lelio De Tullio
Montaggio
: Giogiò Franchini
Prodotto da
: Andrea De Liberato per Poetiche
Cinematografiche
(Italia, 2001)

Durata
: 116'
Distribuzione cinematografica
: Sciarada

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tony: Italo Celoro
Amerigo: Tony Servillo
Oreste: Domenico Balsamo
Irene: Licia Maglietta

Luna Rossa racconta l’ascesa e la caduta della clan camorristico dei Cammararo, dalla sua espansione sul territorio in seguito alla vittoria sulla famiglia nemica dei Luongo, negli anni ’70, sino al suo inevitabile declino. Tre diverse generazioni interne alla famiglia si confrontano, mettendo in scena tre differenti modi di intendere il potere mafioso e il volto gerarchico con cui si esprime. Così Tony (Italo Celoro) l’anziano boss, è l’esponente del mafioso classico, legato a forme di rappresentazione rigide e quasi tribali; Amerigo (Tony Servillo), genero di Tony, è la mafia che tenta di rinnovarsi, che cerca di superare certe stanche e inutili pratiche interne ed esterne alla famiglia per trasformarsi in una vera e propria azienda che fa affari, il più possibile moderni, per quanto sempre sporchi; infine Oreste (Domenico Balsamo), che, sebbene figlio di Amerigo e quindi candidato alla sua successione, rifiuta le leggi e le rigide gerarchie della famiglia e prima fugge via, poi, dopo aver compiuto la sua vendetta, si costituisce e diventa un pentito. L’intera vicenda in effetti è costruita come un lungo flashback di Oreste che racconta al magistrato la storia della sua famiglia.

Presentato in concorso all’ultimo festival di Venezia (unico italiano assieme a Luce dei miei occhi di Piccioni), Luna Rossa ha diviso esattamente a metà la platea, incerta se tributargli fischi o applausi. Bisogna dare atto a Capuano (Pianese Nunzio, Vito e gli altri, Polvere di Napoli) di aver realizzato un film sicuramente coraggioso, lontano da qualsiasi compiacimento, che aggredisce lo spettatore con temi forti e uno stile originale. L’idea di raccontare la mafia attraverso il filtro della tragedia greca (l’Orestea di Eschilo è sempre sullo sfondo nei personaggi e nelle situazioni, spesso anche in primo piano con i dialoghi) è potenzialmente rischiosa, ma Capuano riesce a bilanciare con sapienza le diverse anime del suo film. Grande attenzione è stata data al linguaggio dei Cammararo, sospeso e surreale ma anche sanguigno, verace, a seconda che si usi l’italiano, il dialetto napoletano o dialoghi più manierati, quasi mutuati dalla tragedia greca. L’impatto visivo è notevole, grazie alla scelta di girare quasi tutto il film nei claustrofobici interni della casa mafiosa, interni disegnati con pochi tratti scenografici, a metà strada tra l’essenziale e il kitsch, con una dominante di nero che, insieme all’ottima fotografia di Tommaso Borgstrom, rende alla perfezione il clima emotivo dei personaggi. Anche le scelte di montaggio testimoniano la volontà di non scendere a compromessi con il pubblico, costruendo scene spezzate, nervose, a tratti antinarrative ma sempre perfettamente in sintonia con le altri componenti filmiche. La coerenza interna è evidente inoltre nelle scelte musicali, che spaziano dai vecchi dischi di Tony (tra cui la Luna Rossa di Claudio Villa del titolo) a musiche più moderne e vicine alla generazione di Oreste (opera di Rais degli Almamegretta).

Insomma, tutto concorre alla realizzazione di un film compatto, che non esita a introdurre temi e situazioni forti (violenza, sesso, disperazione, lotta per il potere, incesto, tradimento, ecc.) per raccontare l’implosione di una famiglia mafiosa, osservata non dall’alto ma sezionandola, andando a scavare negli stati d’animo dei personaggi che la animano. Una nota di merito va, per questo, senz’altro agli attori. Luna Rossa a Venezia si sarebbe meritato un bel premio all’intero cast, come quasi dieci anni fa capitò ad America oggi di Altman: da Tony Servillo a Licia Maglietta, non certo nuovi a simili interpretazioni, agli esordienti Domenico Balsamo e Antonia Truppo, tutti sono decisamente convincenti, nonostante siano costretti a recitare (per esigenze di copione) sempre in bilico su quella sottile linea che, se oltrepassata, fa andare "sopra le righe".

Andrea Nobile


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