: Eagle
Picture
PERSONAGGI E INTERPRETI
Sarah: Andie Macdowell
Harrison: David Strathairn
Yeager: Elias Koteas
Kyle: Adrien Brody
Stevenson: Brendan Gleeson
Cathy: Marie Trintignant



Harrison’s Flowers è la storia di un
reporter, Harrison (David Strathairn) di Newsweek, che dopo aver
vinto il premio Pullitzer, vive di rendita sul piano mediatico:
convegni, libri, interviste etc. Un giovane collega, Kyle, (Adrien
Brody), lo incalza, accusandolo di scarsa deontologia: poiché non
è più in prima linea a fotografare i disastri della guerra. Anche
un altro reporter (Elias Koteas), ormai famoso, rimane freddo alla
sorte infausta di alcuni giovani colleghi. Intanto in Bosnia la
guerra inizia, ma è minimizzata dalla pubblica opinione. Tuttavia
Harrison, colpito nell’orgoglio, parte per la Croazia. La guerra
assume contorni tragici ed Harrison viene dato per disperso. La
moglie (Andie Macdowell) non si
rassegna e parte alla sua
ricerca. Da quel momento comincia un viaggio nell’inferno del
conflitto, e dove il Virgilio che la condurrà nei gironi della
Vukovar messa a ferro e fuoco dai serbi sarà proprio lo
squinternato genialoide Kyle, che in fondo sente rimorso, poiché
è a causa delle sue parole sferzanti che Harrison è partito per
il conflitto.
Elie Chouraqui narra per immagini la guerra e
il suo rapporto con i media. La Bosnia diviene importante nello
scacchiere mondiale solo quando la CNN se ne occupa. E i media
possono imbolsire qualsiasi adrenalinico reporter a suon di
dollari. Ma la vera invenzione del film (e quindi della
sceneggiatura, di Le Pecheur, Ellsen e Chouraqui) è il road-movie
dei reporter all’interno delle linee nemiche: dagli Ustascia
croati (la cossiddetta "Guardia di Ferro") alle Tigri
serbe di Arkan (con relativi stupri etnici, e donne e bambini
sgozzati), la jeep degli audaci fotografi incontra le due facce
del nemico, che hanno come denominatore comune l’orrore
(con echi coppoliani di "Apocalypse Now"); sebbene
proprio grazie all’ammirazione per il coraggio dei serbi, il
nugolo dei reporter arriverà nell’inferno di Vukovar, per
rintracciare Harrison.
Le scene di guerra tradiscono qualche
ingenuità, i soldati che sparano da sopra il carro-armato e non
da dietro, ma ciononostante sono dure e ben girate, a ritmo
serrato, e i combattimenti nelle città balcaniche, casa contro
casa, uniscono l’oggettività del documentario con il pathos
della finzione, senza che la tensione, altissima, scemi in tempi
morti. "Harrison’s Flowers" è un film dalla trama
originale che miscela il Cinema europeo, per contenuti, con
tecniche di ripresa quasi da nouvelle vague (discorsi interrotti,
immagini apparentemente precarie), con la tradizione USA, ovvero,
il road-movie. E il genere in questione agisce come un vettore che
illumina le nefandezze del conflitto civile, oltre che rimandare
la mente alle tragedie vere dei nostri giorni: quei reporter che
si ostinano ad andare a Vukovar, controcorrente, mentre tutti
scappano nella direzione opposta – scappano dalla Morte -
ricordano i 300 giovani eroici pompieri delle Twin Towers, che
salivano le scale mentre i civili le scendevano, immolandosi come
angeli contro la barbarie.