: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Betty Ann "Fitz" Fitzgerald: Helen Hunt
CW Briggs: Woody Allen
Laura Kensington: Charlize Theron
Chris Magruder: Dan Aykroyd
Jill: Elizabeth Berkley



Nella
New York del 1940, CW Briggs è un goffo investigatore impiegato presso
una società assicurativa ed è, nel suo piccolo, una leggenda: non
particolarmente brillante, dichiara però di possedere un istinto
straordinario davanti ai casi impossibili, risolti in verità da una
fitta rete d’informatori disseminati per i bassifondi della Grande
Mela. La sua vita disordinata e calma viene turbata il giorno in cui la
signorina Fitzgerald, assunta dal direttore per riorganizzare le
condizioni lavorative del personale, manifesta seri dubbi sulla
professionalità del suo ruolo. Ma un evento straordinario scatenerà il
meccanismo destinato a cambiare le condizioni del loro rapporto. Un
meccanismo prodigioso e inconsueto, che include un mago, uno
"Scorpione di Giada" e una misteriosa catena di furti.
Sembra
viaggiare in direzione opposta al tempo, l’arte di Woody Allen. Oggi,
il suo cinema cerca una risposta all’incessante rovina dell’invecchiamento.
L’unica cosa che non sembra mancare a questo colto
mattatore è la consapevolezza del suo universo sensibile, sovrapposta
ancora ad un’invidiabile inclinazione per il "citarsi
addosso". Se fosse sfuggito, Allen continua a proiettare se stesso
sul grande schermo, a toccarsi il viso col timore degli anni, eppur con
invidiabile onestà. La sua ipnosi e la sua immobilità intellettuale
sono arti di un burattino senza controllo, piegato dal confortante
folclore di uno "Scorpione di Giada", ma raggiunto dalla
limpidezza del pensiero adulto; luci proiettate su un teatro di
"ombre e nebbia".
Coscienza
del caos, si potrebbe ipotizzare, allestita dalle inesauste fonti che
hanno indirizzato ogni sua scelta creativa, su cui dominano l’amore
per il noir bogartiano e la sofisticazione del senso comico introdotta
dal cinema dei Marx di cui, in fondo, il suo è soltanto un raffinato
sviluppo. Di nuovo, il rapporto disarmonico tra la finzione del racconto
e la vita quotidiana lo affligge, ma stavolta trascinandolo oltre il
disimpegno malinconico con un sorriso che le sue labbra, immaginavamo,
non avrebbero mai tradito, mentre annuisce alla delicatezza di un
vincolo, fragile come un velo di cristallo. Scavalcata l’ansia del
conflitto che il regista non è in grado di risolvere, quindi, l’illusione
ritrova una serenità sinfonica che abbraccia l’intero cast: Aykroyd,
la Hunt e la Theron vengono trascinati in una deformata caricatura dei
loro stereotipi da una regia celebrativa, ordinata e fluida. A volte,
dice Allen del miraggio (cinematografico), è quanto di più bello il
mondo possa riservarci. Il film è un invito a goderne le delizie sul
filo delle ultime e sfuggenti inquadrature, che sembrano varcare una
soglia al termine di un viaggio, nascondendo il sapore dolciastro di un
commiato.