: Bim
PERSONAGGI E INTERPRETI
Grace Elliott: Lucy Russell
Duca d’Orleans: Jean-Claude Dreyfus
Dumourier: François Marthouret
Champcenetz: Leonard Cobiant



Dopo
la presentazione veneziana, giunge finalmente sugli schermi nostrani l’ultimo
film di Eric Rohmer che tante polemiche ha suscitato in patria: il
festival di Cannes lo ha infatti rifiutato giudicandolo reazionario e
controrivoluzionario, gran parte della stampa francese ha inoltre
tacciato di revisionismo la rilettura della storia nazionale proposta
dal regista de "La marchesa von..." (1976) e di "Perceval"
(1978).
Chi
scrive ritiene tanto rumore sproporzionato ed innecessario. Infatti,
nell’adattare per lo schermo il "Journal of my life during the
French Revolution", libro di memorie scritto dall’aristocratica
Grace Elliott durante il periodo del Terrore (in particolare gli anni
compresi tra il 1790 ed il 1793, durante i quali si verificarono molti
massacri ingiustificati), Rohmer adopera il medesimo tipo di approccio -
distaccato, fenomenologico - applicato alle ronde di sentimenti delle
sue opere contemporanee. Può infastidire quel tanto di superiore
scetticismo con cui il Nostro guarda e giudica l’Illuminismo, irritare
la sua impietosa descrizione della canaille sanguinaria ed urlante nelle
strade: ma ciò non fa de "La nobildonna e il duca" un film
ideologico, a meno di non voler attestarsi su un veterocontenutismo oggi
difficilmente sostenibile.
Converrà
invece ricordare i pregi di mise en scene della pellicola: sullo sfondo
di stupende scenografie, ispirate alla topografia ed alla pittura dell’epoca
(segnatamente ai quadri di Greuze e David), i personaggi sono stati
inseriti in un secondo momento grazie all’uso d’una modernissima
tecnologia digitale. Si tratta d’un procedimento antico,addirittura
Méliès già lo adoperava ai primordi del cinema: ma i risultati, in
termini di verosimiglianza, sono nella fattispecie da considerarsi
davvero sorprendenti. La recitazione degli attori, misurata ed
esattissima, s’adegua perfettamente al disegno dell’autore: ch’è
quello di raccontare la Storia senza la pretesa
di dar giudizi o vergar sentenze, semmai d’indurre lo
spettatore a quel disincanto nei confronti della medesima che pare aver
fatto da guida in codesta raffinatissima (d’impianto, però, troppo
marcatamente teatrale) operazione di ritorno al passato.