Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

I film del mese


LA NOBILDONNA E IL DUCA
(L'ANGLAISE ET LE DUC)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Eric Rohmer
Fotografia: Diane Baratier
Scenografia
: Antoine Fontaine
Costumi
: Pierre-Jean Larroque
Musica
: Pascal Ribier
Montaggio
: Mary Stephen
Prodotto da
: François Etchegaray
(Francia, 2001)

Durata
: 125’
Distribuzione cinematografica
: Bim

PERSONAGGI E INTERPRETI

Grace Elliott: Lucy Russell
Duca d’Orleans: Jean-Claude Dreyfus
Dumourier: François Marthouret
Champcenetz: Leonard Cobiant

Dopo la presentazione veneziana, giunge finalmente sugli schermi nostrani l’ultimo film di Eric Rohmer che tante polemiche ha suscitato in patria: il festival di Cannes lo ha infatti rifiutato giudicandolo reazionario e controrivoluzionario, gran parte della stampa francese ha inoltre tacciato di revisionismo la rilettura della storia nazionale proposta dal regista de "La marchesa von..." (1976) e di "Perceval" (1978).

Chi scrive ritiene tanto rumore sproporzionato ed innecessario. Infatti, nell’adattare per lo schermo il "Journal of my life during the French Revolution", libro di memorie scritto dall’aristocratica Grace Elliott durante il periodo del Terrore (in particolare gli anni compresi tra il 1790 ed il 1793, durante i quali si verificarono molti massacri ingiustificati), Rohmer adopera il medesimo tipo di approccio - distaccato, fenomenologico - applicato alle ronde di sentimenti delle sue opere contemporanee. Può infastidire quel tanto di superiore scetticismo con cui il Nostro guarda e giudica l’Illuminismo, irritare la sua impietosa descrizione della canaille sanguinaria ed urlante nelle strade: ma ciò non fa de "La nobildonna e il duca" un film ideologico, a meno di non voler attestarsi su un veterocontenutismo oggi difficilmente sostenibile.

Converrà invece ricordare i pregi di mise en scene della pellicola: sullo sfondo di stupende scenografie, ispirate alla topografia ed alla pittura dell’epoca (segnatamente ai quadri di Greuze e David), i personaggi sono stati inseriti in un secondo momento grazie all’uso d’una modernissima tecnologia digitale. Si tratta d’un procedimento antico,addirittura Méliès già lo adoperava ai primordi del cinema: ma i risultati, in termini di verosimiglianza, sono nella fattispecie da considerarsi davvero sorprendenti. La recitazione degli attori, misurata ed esattissima, s’adegua perfettamente al disegno dell’autore: ch’è quello di raccontare la Storia senza la pretesa di dar giudizi o vergar sentenze, semmai d’indurre lo spettatore a quel disincanto nei confronti della medesima che pare aver fatto da guida in codesta raffinatissima (d’impianto, però, troppo marcatamente teatrale) operazione di ritorno al passato.

Francesco Troiano


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