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A BOUT DE
SOUFFLE
Il cinema viscerale di Francis Ford Coppola
Tra i golden boys che tra la fine dei Sessanta
e l’inizio dei Settanta ricostruirono il cinema americano di sana
pianta, unendo cinefilia e senso del botteghino e quasi tutti provenendo
dall’atelier del maestro Corman, alcuni restarono a batter cassa, più
o meno regolarmente sfornando pellicole. Altri bruciarono ardentemente
le loro vite nel cinema, e più o meno arsi li troviamo ancora oggi
dietro la macchina da presa. Alla prima categoria appartengono senza
dubbio Spielberg, e il salvadanaio Lucas. Alla seconda Scorsese, Cimino,
De Palma, Mallick, e Francis Ford (secondo nome inevitabile per chi è
nato a Detroit) Coppola, la cui pira ha fiammeggiato più di tutte le
altre. Il cinema in lui fu sempre impresa grande, alta, faraonica,
utopistica come le visioni di Fitzcarraldo. Fu artigiano della
produzione, con la Zoetrope. Fu soprattutto l’uomo del miracolo con il
Padrino, irripetibile saga in tre capitoli di cui due almeno del
tutto memorabili. Film assurti al ruolo di proverbi, dove la
grandiosità dell’impianto si sposava all’efficacia della
narrazione, alla genialità assurda di Marlon Brando, alla perenne
scattosità di Al Pacino. Non bastava alla visceralità di Coppola, quel
rutilante ammasso di saggezza mafiosa e Oscar. Cominciò un viaggio all’interno
di se stesso, alla ricerca di quel film che può rovinarti la vita, come
un asso del volante invecchiato che voglia a tutti i costi intravedere
la curva fatale. Apocalypse Now mise a rischio il suo matrimonio,
e le coronarie di Martin Sheen. Resta uno dei grandi monoliti della
storia del cinema, un tramonto ancestrale, un insieme di frammenti che
si riunisce nell’immagine di un ricordo. Le fiamme altissime, l’odore
del napalm, le conigliette, la barca che risale il fiume fangoso. This is
the end. La pellicola che bruciò la vita di Coppola fu invece un
distillato di romanticismo. Troppo avanti, One fron the Heart,
con i suoi acquarelli computerizzati per piacere a qualcuno, nel
preistorico 1982. Costò un patrimonio, e rovinò economicamente
Coppola, costretto da allora a fare dell’amministrazione ordinaria.
Senza rinunciare a far conoscere metà degli attori che avrebbero
animato la Hollywood di fine secolo con I ragazzi della 56° Strada,
a completare la trilogia del Padrino, a dimostrarsi ancora una
volta eccessivo e cinefilo nell’ennesima rilettura di Dracula.
Oggi Coppola è soprattutto un clan, che vanta un nipote come Nicholas
Cage, una figlia come Sofia e un genero come Spike Jonze. Di registi con
ambizioni coppoliane pochi se ne vedono all’orizzonte. Non è più
tempo di eroi.
Riccardo
Ventrella
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