Anno VII - Numero 26 - Ottobre 2001

Francis Ford Coppola


A BOUT DE SOUFFLE
Il cinema viscerale di Francis Ford Coppola

Tra i golden boys che tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta ricostruirono il cinema americano di sana pianta, unendo cinefilia e senso del botteghino e quasi tutti provenendo dall’atelier del maestro Corman, alcuni restarono a batter cassa, più o meno regolarmente sfornando pellicole. Altri bruciarono ardentemente le loro vite nel cinema, e più o meno arsi li troviamo ancora oggi dietro la macchina da presa. Alla prima categoria appartengono senza dubbio Spielberg, e il salvadanaio Lucas. Alla seconda Scorsese, Cimino, De Palma, Mallick, e Francis Ford (secondo nome inevitabile per chi è nato a Detroit) Coppola, la cui pira ha fiammeggiato più di tutte le altre. Il cinema in lui fu sempre impresa grande, alta, faraonica, utopistica come le visioni di Fitzcarraldo. Fu artigiano della produzione, con la Zoetrope. Fu soprattutto l’uomo del miracolo con il Padrino, irripetibile saga in tre capitoli di cui due almeno del tutto memorabili. Film assurti al ruolo di proverbi, dove la grandiosità dell’impianto si sposava all’efficacia della narrazione, alla genialità assurda di Marlon Brando, alla perenne scattosità di Al Pacino. Non bastava alla visceralità di Coppola, quel rutilante ammasso di saggezza mafiosa e Oscar. Cominciò un viaggio all’interno di se stesso, alla ricerca di quel film che può rovinarti la vita, come un asso del volante invecchiato che voglia a tutti i costi intravedere la curva fatale. Apocalypse Now mise a rischio il suo matrimonio, e le coronarie di Martin Sheen. Resta uno dei grandi monoliti della storia del cinema, un tramonto ancestrale, un insieme di frammenti che si riunisce nell’immagine di un ricordo. Le fiamme altissime, l’odore del napalm, le conigliette, la barca che risale il fiume fangoso. This is the end. La pellicola che bruciò la vita di Coppola fu invece un distillato di romanticismo. Troppo avanti, One fron the Heart, con i suoi acquarelli computerizzati per piacere a qualcuno, nel preistorico 1982. Costò un patrimonio, e rovinò economicamente Coppola, costretto da allora a fare dell’amministrazione ordinaria. Senza rinunciare a far conoscere metà degli attori che avrebbero animato la Hollywood di fine secolo con I ragazzi della 56° Strada, a completare la trilogia del Padrino, a dimostrarsi ancora una volta eccessivo e cinefilo nell’ennesima rilettura di Dracula. Oggi Coppola è soprattutto un clan, che vanta un nipote come Nicholas Cage, una figlia come Sofia e un genero come Spike Jonze. Di registi con ambizioni coppoliane pochi se ne vedono all’orizzonte. Non è più tempo di eroi.

Riccardo Ventrella

Speciale Il Padrino


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