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Distribuzione
PERSONAGGI E INTERPRETI
Gregoire De Fronsac: Samuel Le Bihan
Jean Francois De Morangias: Vincent Cassel
Sylvia: Monica Bellucci
Thomas D’Apcher: Jeremie Renier
Marianne De Morangias: Emilie Dequenne
Mani : Mark Dacascos

Tratto
da una celebre leggenda francese, il film racconta di alcuni insoliti
eventi che si verificarono nella suggestiva terra di Gévaudan durante
il regno di Luigi XV. Nel 1766, in questa società dove il contrasto
sociale viveva un rapporto intimo, dove i ricchi signori abitavano a
pochi metri dagli squilibri della miseria contadina, una bestia senza
nome giunse a seminare il terrore. Le sue vittime, povere ed innocenti,
erano soltanto donne e bambini che incautamente e per necessità si
allontanavano nelle misteriose aree dei boschi, per portare i loro
greggi al pascolo, mentre il mostro rifuggiva gli uomini. Nonostante le
costanti ricerche ed i trabocchetti organizzati dalle squadre locali, la
creatura continuava a colpire nel silenzio, per poi dileguarsi senza
lasciare alcuna traccia se non nei terrorizzati racconti dei pochi
sopravvissuti. Un giorno, quando lo scandalo raggiunge l’orecchio del
Re, questi decide d’inviare un suo fedele servitore, lo scienziato
naturalista Gregoire de Fronsac. L’uomo arriva nella spettrale regione
accompagnato dal guerriero Mani, un enigmatico asceta indiano incontrato
in America. Qui, darà inizio ad un lungo periodo d’indagini che lo
porterà a scontrarsi con inimmaginabili rivelazioni e con la decadenza
di una nobiltà stanca, incapace di adeguarsi ai nuovi ordini.
Questa
produzione francese ad alto costo porta la firma di Cristophe
Gans, già autore di "Necronomicon" e Crying Freeman",
che coglie l’occasione per realizzare un fanta-thriller dai toni
indubbiamente spettacolari, ma allo stesso modo noiosi e superflui. Di
nuovo, il rapporto tra cinema francese e tradizione statunitense sembra
realizzare un processo d’assimilazione e riscrittura, tipico di una
scuola d’autore riconducibile alla Nouvelle Vague. I tempi
trascorrono, le fonti cambiano e così, più che Hitchcock, Ford, Hawks
e Wyler, gli stimoli contemporanei sembrano giungere dai codici
rappresentativi di Tim Burton, dei fratelli Wachowski e dei fratelli
Cohen, in una forma sin troppo trasparente. Manca
(a differenza del movimento che partendo dalla Francia condusse una
rivoluzione stilistica in grado di segnare le sorti del cinema europeo) un
controllo efficace sul linguaggio di riferimento. Il risultato è spurio
e poco convincente e gli stessi attori, compreso il brillante
Vincent Cassel, sembrano aggirarsi senza
convinzione in un teatro tecnicamente ineccepibile e ricco di
evocazioni, ma distaccato e impersonale. Monica
Bellucci recita come sempre, affidando il mestiere al proprio
corpo. Il resto del cast, invece, appare addirittura dannoso. Anche nell’intenzione
di essere un raffinato giocattolo, questa costosa intelaiatura lascia il
transitorio ricordo di un esperimento fallito.