
In
una favolosa Santiago de Cuba, Luis Vargas, ricco e bellissimo
produttore di caffè, ordina "per posta" una moglie dall’America.
Lei arriva, dopo una fitta corrispondenza durata mesi, pronta a
dedicarsi totalmente all’uomo che sta per sposare. Giulia è
bellissima, diversa dall’immagine che aveva spedito al suo promesso
sposo, incanta e seduce. Il matrimonio, che sembrava dover essere solo
un affare sociale si muta in accecante passione, ma Giulia nasconde un
segreto che cambierà la vita di entrambi.
Sullo
sfondo di una Cuba patinata, Antonio Banderas
e Angelina Jolie si sforzano, senza troppi
risultati, di sembrare sensuali e innamorati. Questa storia ispirata al
libro "Waltz into Darkness" di Cornell
Woolrich, ha un precedente illustre nel film "La mia droga
si chiama Julie" di François Truffaut, e non
si può non negare che questa
parentela nuoccia pesantemente alla salute della pellicola.
Seppure l’intento del film fosse quello di mostrare il potere assoluto
del sesso, che coinvolge e pregiudica ogni cosa, il risultato non è che
un ingarbugliato andirivieni di vicende, durante le quali Angelina Jolie
si concede, e si dovrebbe pensare suo malgrado, a numerosi uomini,
perché la sensualità della sua natura prescinde ogni altro elemento
della sua persona. Eppure la pellicola fa sorridere, forse per un voler
dire qualcosa in modo troppo esplicito, mancando di sfumature.