Anno VII - Numero 27 - Novembre 2001

I film del mese


HEDWIG – LA DIVA CON QUALCOSA IN PIU’
(
HEDWIG AND THE ANGRY HINCH)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: John Cameron Mitchell
Fotografia
: Frank de Marco
Scenografia
: Therese DePrez
Costumi
: Arianne Philipps
Musica
: Stephen Trask
Montaggio
: Andrew Marcus
Prodotto da
: Christine Vachon, Katie Roumel, Pamela Koffler
(USA, 2000)

Durata
: 88’
Distribuzione cinematografica
: Nexo

PERSONAGGI E INTERPRETI

Hedwig: John Cameron Mitchell
Yitzhak: Miriam Shor
Luther: Maurice Dean Wint
Tommy Gnosis: Michael Pitt
Hansel: Ben Mayer-Goodman
Skszp: Stephen Trask

Hedwig, prima di chiamarsi così, è un ragazzino tedesco di nome Hansel, di Berlino est, durante la guerra fredda. La madre insegna scultura; lui viene violentato da un soldato americano. E in America arriva con un altro soldato, un nero, innamorato di lui. Qui, dopo esser rimasto solo, conosce una famiglia di militari, presso la quale lavora come "ragazza" alla pari (Hansel è ormai il transessuale "Hedwig") e dove seduce il rampollo della famiglia, Tommy, oltretutto cultore di musica, ma che Hedwig trasforma in un roker punk-glam, "Tommy Gnosis". Al punto che Tommy, una volta raggiunto il successo, saccheggia il repertorio musicale di Hedwig, lo abbandona, e sfonda come solista nel mondo del Rock, mentre Hedwig continua a suonare in squallidi nights, fino a che non si ritrova faccia a faccia con la sua creatura, Tommy Gnosis (evidente riferimento al musical "Tommy").

"Hedwig" deriva da una commedia scritta, diretta e interpretata da John Cameron Mitchell presso un teatro Off-Broadway. La trama risulta anche originale (con una visione dei militari americani a Berlino simile - e non altro - a quella che illustra Fassbinder in "Veronika Voss"). Il giovane Cameron Mitchell ha il portamento sicuro di una vera drag-queen, e le musiche hanno anche dei testi interessanti: se pensiamo comunque che una canzone – come tutta la traccia concettuale del film – deriva per intero dal "Simposio" di Platone, naturalmente dove il filosofo discute sull’amore fra uomo e uomo. E qui è il nocciolo della questione: che si ricorra sempre ad autori della letteratura e della filosofia o della pittura (di natura omosessuale?) per legittimare, sacralizzare l’omosessualità come comune comportamento di vita. E invero tale legittimità è del tutto acquisita se pensiamo ai vari Gay-Pride, ai locali, ai negozi, ai media che ruotano attorno alla cultura "Gay"; e un film simile appare anacronistico o in ogni caso ripetitivo, se non inutile. 

Nel senso stretto cinematografico, infine, Cameron Mitchell ripropone sempre un "look" alla David Bowie di "Ziggy Stardust", ma fuor di dubbio ha ben scritto la piece teatrale; è del tutto carente invece come regista. Ecco, un film fitto di sbalzi cronologici, di personaggi vari, è focalizzato interamente sulla figura di Hedwig, con una messa in scena dimessa. Il che dimostra la totale scelleratezza della produzione nel consegnare uno script decente nella mani di un esordiente, affatto dotato per narrare una storia con le immagini.

Luigi Senise

Il sito ufficiale del film


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