Anno VII - Numero 27 - Novembre 2001

I film del mese


GOCCE D’ACQUA SU PIETRE ROVENTI
(GOUTTES D'EAU SUR PIERRE BRULANTES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: François Ozon
Fotografia: Jeanne Lapoirie
Scenografia
: Arnaud De Moleron
Costumi
: Pascaline Chavanne
Musica
: Jean-Pierre Laforce
Montaggio
: Laurence Bawedin
Prodotto da
: Fidelite Production/Les Films Alain Sarde
(Francia, 1999)

Durata
: 90'
Distribuzione cinematografica
: Keyfilms

PERSONAGGI E INTERPRETI

Leopold: Bernard Giraudeau
Franz: Malik Zidi
Anna: Ludivine Sagnier
Vera: Anna Thomson

Nato a Parigi nel 1967, diplomato alla Scuola Nazionale di Cinema, François Ozon è, tra i cineasti d’oltralpe dell’ultima leva, uno dei più promettenti in assoluto. Di lui, si sono visti in Italia il lungometraggio d’esordio "Sitcom", ove la carica provocatoria finiva paradossalmente per bagnare le polveri alla narrazione; e l’intenso "Sotto la sabbia", accurata notomizzazione d’una nevrosi, appena viziato da un sospetto d’intellettualismo. 

Realizzato nel 1999, "Gocce d’acqua su pietre roventi" adatta per il cinema "Tropfen Auf Heisse Stein", lavoro teatrale scritto da Rainer Werner Fassbinder all’età di 19 anni: si tratta d’un testo da camera a quattro personaggi, ove il compianto artista tedesco propone uno dei propri teoremi sulla ferocia dei rapporti interpersonali. Come di sovente nell’opera sua, va in scena una coppia omosessuale: costituita nella fattispecie dal giovane Franz e dal cinquantenne Leopold, un uomo d’affari meno colto del ragazzo ma maggiormente avvezzo a dominare le persone. Inizialmente felice, la convivenza fra i due diviene col tempo vieppiù difficile: la passione fisica per un po’ di tempo si dimostra un collante bastevole, poi le cose precipitano. E’ la comparsa della ingenua fidanzatina di Franz e dell’antica fiamma di Leopold, la transessuale Eva, a far deflagrare la situazione: alla fine, si conterà un morto e le vite dei sopravvissuti non saranno più le stesse. 

Detta così, pare la trama d’un melò piuttosto banale: in realtà, Fassbinder è bravissimo ad introdurre nella vicenda una forte carica d’ironia, che la regia di Ozon abilmente sottolinea e mette in luce. In una Germania anni ‘70 ricostruita soltanto attraverso lo stile degli interni ed il look dei personaggi, questo balletto tanatoforo e beffardamente crudele è commentato alla perfezione da scelte musiche d’epoca (la Hardy di "Traum", una superlativa versione teutonica della "Mi scoppia il cuor" di Raffaella Carrà) ed interpretato da un affiatato quartetto d’attori: del lotto, il più convincente è Bernard Giraudeau, perfetto nell’adeguarsi all’atipica temperie emotiva della storia.

Francesco Troiano

Il sito ufficiale del film


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