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Columbia Tristar Films Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
William: Heat Ledger
Conte Adhemar: Rufus Sewell
Jocelyn: Shanynn Sossamon
Chaucer: Paul Bettany
Roland: Mark Addy
Wat: Alan Tudyk


William,
figlio di un falegname, si guadagna da vivere come umile scudiero di un
signorotto inglese, accompagnandolo insieme ai due compagni Roland e Wat
per le regioni dell’Europa medievale. Siamo nel milletrecento, e le
più prestigiose famiglie nobiliari si trovano e si scontrano nei tornei
e nelle giostre, partecipando ad un aristocratico rito collettivo che ad
ogni occasione si completa con danze e festeggiamenti. Desideroso sin da
bambino di diventare cavaliere e appartenere a quel mondo, il giovane
servitore incontra finalmente la sua grande occasione: dopo un duro
scontro, a metà torneo il suo padrone giace morto ai piedi di un
albero, lasciando a William l’unica alternativa di indossarne i panni
e combattere sfruttandone nome e titolo. Il risultato è un successo. Da
qui, i tre compari si mettono in testa di poter partecipare ad ogni
competizione, accumulando denaro, fama e prestigio. Tra loro e la
gloria, si frappone soltanto la mancanza dei riconoscimenti nobiliari,
fino a quando il destino bussa ancora presentandosi sotto le sembianze
dell’eccentrico Geoff Choser, scrittore squattrinato e abile
contraffattore di attestati. Adesso, fasullo rampollo della presunta
dinastia Von Lichtenstein, William colleziona con i suoi compagni una
vittoria dietro l’altra, accompagnato dalle canzoni dei Queen e
adorato da sofisticate principesse new age, sempre in bilico tra lo
smascheramento della sua infamia e la ricerca del duello più ambito con
l’oscuro leviatano di tutte le tenzoni: il conte Adhemar.
Figlio
della vivace corrente cinematografica che raduna con indulgenza topoi
classici e contemporanei, il nuovo film di Brian
Helgeland (sceneggiatore di "L.A. Confidential" e
"Ipotesi di Complotto", regista di "Payback") è in
grado di controllare il fragile artificio almeno per la prima ora e
mezza, sufficiente ad esaurire il suo bagaglio strutturale nelle funamboliche
soluzioni da videoclip e nello stravagante modernismo dei personaggi,
sfaldandolo poi nei rimanenti quarantacinque minuti. Come il cinema di
Baz Luhrman, questo progetto passa attraverso la storia per negarne le
convenzioni e attenersi al clima della favola, pur inseguendo un radicale
svecchiamento dei suoi canoni.
S’intrecciano,
in questo modo, film in costume e commedia, musical e road-movie, in un
ricamo che tende ad arricchirsi di dettagli formalmente incompatibili,
armonizzati soprattutto da un esercizio di stile. Purtroppo, a
differenza del Nouvelle Prodige australiano Helgeland non sembra
trovare la concentrazione per tenere insieme ricorrenze tematiche così
distinte; si confonde, consuma le sorprese e l’azione come una partita
di calcio decisa allo scadere del primo tempo, abbandonando oltre
quaranta minuti di spettacolo ad uno svolgimento superfluo. È positiva
e divertente, invece, la prova degli
attori maschili, tutti adeguatamente istrionici seppur spesso
adombrati dal talento del giovane Paul Bettany,
le cui qualità vengono ben suffragate dall’affermazione già
raggiunta con il recente "Gangster No.1".