Anno VII - Numero 27 - Novembre 2001

I film del mese


BETTY LOVE
(NURSE BETTY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Neil LaBute
Sceneggiatura
: John Richards, James Flamberg (soggetto di John Richards)
Fotografia
: Jean Yves Escoffier
Scenografia
: Jeffrey Kushon
Costumi
: Gary Diamond
Musica
: Rolf Kent
Montaggio
: Joel Plotch, Steven Weisberg
Prodotto da
: Gail Mutrux, Steve Golin
(USA, 2000)

Durata
: 110’
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Charlie: Morgan Freeman
Betty: Renée Zelwegger
Wesley: Chris Rock
Dr. Ravell: Greg Kinnear
Del: Aaron Eckhart
Rosa: Tia Texada

Betty (Renée Zellweger), una ragazza di Fair Oaks, graziosa e noiosa cittadina del Kansas, lavora come cameriera in un caffé. Il marito, Del, (Aaron Eckhart), vende macchine, la tradisce e la trascura, e una sera torna a casa con due tipacci di colore, Charlie e Wesley, uno giovane e isterico, l’altro maturo e saggio (Chris Rock e Morgan Freeman): sono venuti nel Kansas a riscuotere un "debito", perché Del, incautamente, ha comprato una macchina rubata alla loro gang piena di droga. Mentre la dolce Betty sogna l’amore ipnotizzata con la soap opera televisiva, "A Reason to love", dove il protagonista è il belloccio dottor David Ravell (Greg Kinnear), nella stanza accanto dell’appartamento, i due incaricati del recupero della droga per una serie di imprevisti uccidono il vanesio Del. Betty allora fugge con la macchina, oggetto della contesa, verso Los Angeles, a caccia del dottor Ravell. Grazie alla sua ingenua e seducente bellezza entra nel cast della "sit-comedy" che segue da anni, non rinunciando tuttavia a credere per vera la finzione e con i due banditi sulle sue tracce. Charlie (Freeman), via via che si avvicina a Betty, ne comprende il candore, fino ad innamorarsene.

"Betty Love" è un film non collocabile nella specie del "genere", termine questo chiamato in soccorso da una critica a corto di idee. O, meglio, "Betty Love" è un film che assume in sé diversi luoghi classici del Cinema senza essere incastonato del tutto in alcuno di essi ma presentandosi per contro come uno script originale, bizzarro, eppur lineare nella sua fiabesca narrazione. La Zelwegger, che evoca Doris Day (il refrain del film non a caso è: "Que séra séra"), non interpreta la classica doppia parte: prima l’ingenua provinciale, poi la scaltra ragazza svezzata dalla metropoli. No, rimane sempre candida e soavemente legata alla sua personalissima visione incantata della vita, ottenendo tuttavia i medesimi risultati di una donna tenace e cinica. 

Questa interpretazione invariata, coerente dal principio al finale della graziosa attrice, ex-signora Carey, definisce il film nella assoluta semplicità e quasi sconsideratezza drammaturgica nel trattare una trama tanto varia, scintillante e del tutto convincente, sia pure nella sua struttura anticlassica: dove il black-humour si fonde con la commedia.

Luigi Senise


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