: Buena
Vista International Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Colonnello Walter Kurtz: Marlon Brando
Capitano Willard: Martin Sheen
Colonnello Kilgore: Robert Duvall
Chef: Frederic Forrest
Mr. Clean: Laurence Fishburne
Roxanne de Marais: Aurore Clement
Hubert de Marais: Christian Marquand
Reporter: Dennis Hopper




Un
film come "Apocalypse Now", popolato dall’horror vacui,
appariva tuttavia compatto, irripetibile nella sua anti-struttura.
Allungarlo di 49 minuti è pari all’audacia che ha spinto Coppola a
dirigere il film nel 1979. La trama è nota. Il film si basa ancora
sulla novella di Conrad "Cuore di tenebra". Il Capitano
Willard, ufficiale con mansioni di sconfinare in territorio nemico per
operazioni coperte, è incaricato dal generale Corman di uccidere il
Colonnello Kurtz, un ex-enfant prodige dell’esercito, che ora vive ai
confini della Cambogia a capo di un battaglione di guerriglieri
indigeni, sanguinario signore di un feudo selvaggio. Willard si dirige
verso Kurtz a bordo di una barca composta da un animato equipaggio.
Incontra ballerine, il folle Kilgore (Robert Duvall), coloni francesi,
morte, giungla, Kurtz.
Sulla
scia del fiume su cui viaggia la sua "nave dei folli", Francis
Coppola riparte dal "girato" nel 1979, e innesta quattro
lunghe sequenze, del tutto circoscritte, incastri che non asciugano l’opera,
ne virano alcuni aspetti caratteriali, e formano un magma di immagini
ciononostante pervase dal magnetismo del "non finito", che
aveva segnato il primo film del 1979. Kurtz rimane emblema dell’"ipocrisia
istituzionalizzata della guerra", sulla beffarda morale che vieta
ai bombardieri americani imbottiti di napalm di scrivere "fuck"
sulle fusoliere, e suggerisce che anzi questa ipocrisia lo abbia in
qualche modo generato. Ed è scovando Kurtz che Willard comprende il
valore della propria missione: capire il fuoco che lo spinge nella
giungla.
La
prima sequenza inedita è quella in cui Willard sottrae la tavola da
surf al Colonnello Kilgore, rivelando un infantile gusto per lo scherzo,
un esempio da capitano coraggioso. La seconda sequenza è l’incontro
con l’elicottero di Playboy a corto di kerosene e che, dopo un baratto
lampo, un paio di ore con le playmate, in cambio di altrettante taniche
di carburante, permette all’equipaggio del battello di Willard un
incontro dolce e insperato nella giungla: la pubblicistica effimera in
fondo è l’unico media che di fatto allevia le sofferenze dei soldati,
laggiù, nel Vietnam. La terza sequenza vede Willard incontrare i coloni
De Marais, (Aurore Clement e Christian Marquand), francesi ma nati e
cresciuti da generazioni in Indocina. E’ un momento che definisce il
film in maniera decisa rispetto alle nubi che aleggiavano sul senso
politico della pellicola del 1979. Marquand definisce gli States che
lottano nel Vietnam "per il più grande niente della storia"-
e, a chiudere l’episodio, infine, la splendida sequenza in cui Willard
fuma di notte oppio con la algida e sottilmente sensuale Aurore Clement,
una tirata di sospiro che sospende la tensione e potenzia l’effetto
dell’incontro prossimo con Kurtz. La quarta sequenza è breve: Kurtz,
quasi ripreso in piedi per intero, legge a Willard articoli di
quotidiani americani del tempo. Il sigillo al concetto persistente nel
film della ipocrisia istituzionalizzata della guerra; di quella guerra.
A queste quattro scene potrebbe aggiungersene una quinta: il finale,
chiaro, stavolta, e non passibile di differenti interpretazioni.