Anno VII - Numero 27 - Novembre 2001

Apocalypse Now Redux


(Alcune) Fonti testuali e reminiscenze autobiografiche in Apocalypse Now

Apocalypse Now nasce un giorno degli anni 70’ quando, seduti intorno ad un tavolo George Lucas, Francis Coppola e John Milius (che poi sarà con Coppola cosceneggiatore del film) discutono di soggetti cinematografici. Lucas suggerisce di trarre dal romanzo Heart of Darkness, "Cuore di tenebra", di Joseph Teodor Conrad un film. Coppola approva, ma aggiunge che anziché nel Congo dell’1890, la storia sarà ambientata all’interno del Viet-Nam durante la recente guerra.

La seconda decisiva fonte per la genesi dell’opera è testuale. E’ un libro che Coppola con una lenta carrellata nella prima sequenza del film inquadra insieme con la pistola e la bottiglia di alcool del capitano Willard: un volumetto, il cui titolo è The Golden Bough, "Il Ramo d’oro", trattato di etnologia scritto fra il 1890 e il 1915 dall’inglese James G. Frazer in 12 volumi – e sarebbe curioso risalire a quale sia il numero del volume presente sul comodino di Willard. Il trattato, in sintesi, tratta di evoluzione e arte magica, tabù e spiritualità, e l’ultimo capitolo porta il titolo de "Il Capro espriatorio". Frazer asserisce che la primitiva indole dell’uomo è presente nell’animo di ciascuno di noi, ma plasmato dal progresso è divenuto irriconoscibile. L’evento storico e antimaterialistico portante per la sua teoria, per Frazer, è una festa, che si consumava nell’antica Roma, denominata "Il sacerdote-Re"; e che avveniva nel villaggio di Ariccia, nei pressi di Roma. La festa consisteva nel costringere un evaso o un gladiatore reo di crimini a presiedere vita natural durante un albero: che, se qualcuno avesse violato, strappandone un ramoscello, avrebbe altresì prodotto la morte per mano di spada del guardiano. In nuce, è già "Willard versus Kurtz".

La terza scena del film è il dialogo tra il capitano (Martin Sheen) Willard, il generale R. Corman (G.D.Spradlin) e il colonnello Lucas (Harrison Ford) mentre mangiano gamberi di fiume. Ed è esattamente il medesimo consesso, nominalmente, che aveva comportato la prima stesura astratta di Apocalypse Now, salvo la presenza evocata, nella figura del colonnello, di R.(oger) Corman, che Coppola inserisce, poiché si identifica in Willard, che esegue i consigli che il suo maestro impartisce "per aggirare e battere dall’interno l’establishment degli Studios" (Coppola, 1979) - dove per "Studios" si intende l’icona del Cinema americano: Brando-Kurtz - che oltretutto, a detta dello stesso Coppola, non aveva letto il romanzo di Conrad. Ed è anche curioso che sia il colonnello Lucas (eponimo di George) ad utilizzare il mezzo tecnologico - un nastro registrato - per cui Willard possa così ascoltare la nenia di Kurtz (…)" La lumaca sul filo del rasoio (…), (il rischio di un film simile), e che potrebbe essere la prefigurazione per il prossimo futuro nel campo specifico per il giovane amico George Lucas - previsione azzeccata: e la risposta è nella "Light and Magic" e nell’epico ciclo di "Star Wars".

Il viaggio sulla barca è desunto da Conrad, sebbene l’intermezzo delle festanti playmate di Playboy (che nella versione "Redux", Willard e co. incontrano di nuovo), con il party che degenera in un arrembaggio allucinato, è anche memoria del padre di tutti i nostromi fluviali della letteraratura, "Huck-Finn", di Mark Twain, che, complici il Principe e il Duca, assiste ad una tragicomica "prima teatrale" in un caseggiato lungo le sponde del Missipi.

L’incontro con il reazionario, e smagliante, colonnello Kilgore(Robert Duvall): nome che richiama anche un genere cinematografico estremo e violento: "Kill" + "Gore", e la sua ossessione per le tavole da onda è con tutta probabilità pensata perlopiù dal cosceneggiatore John Milius, autore del miglior film sul surf: "Un Mercoledì da leoni".

La sequenza poi in cui Chef (Frederic Forrest), il cuoco, scende a terra e accompagnato da Willard si inoltra nella giungla, e qui tra radici megalitiche i due fuggono terrorizzati dall’improvvisa presenza una tigre, è un momento decisivo dove Coppola configura nel sublime e atroce felino il passaggio della soglia della londoniana "wilderness", oltre cui inizia l’Orrore. La tigre lampeggiante nella giungla è creazione di William Blake, autore che con Frazer aleggia in ogni sequenza della pellicola: "Tigre, Tigre! Divampante fulgore/Nelle foreste della notte", William Blake, "Canti dell’esperienza". E Chef è il cuoco, e come il suo quasi-omonimo Chief (il capo), è il cuoco della carneficina del Tet, cuoco di se stesso.

L’arrivo al ponte Du-Long evoca l’inferno dantesco e la barca di Dante sotto la quale disperati imploravano di esser tirati a bordo. Ma è nell’incontro con la truppa di Kurtz, nell’insenatura costellata di corpi appesi e di soldati cambogiani immobili, che Coppola volge lo sguardo ad un altro testo di Conrad, "Tifone", in cui l’autore descrive il suo primo impatto con la gente d’oriente dopo un terrificante maroso. "(…) Giacevo in un’onda di luce (…) E allora vidi gli uomini dell’oriente - mi stavano guardando. Vidi facce brune, bronzee, gialle, gli occhi neri, il lucicchio, il colore di una folla orientale. E tutti quegli esseri guardavano fissi senza un mormorio, senza un sospiro, senza un moto. Fissavano quelle imbarcazioni lì sotto, gli uomini addormentati che di notte erano venuti a loro dal mare (…) L’Oriente li guardava senza emettere suono". Passo quasi complementare all’attracco della barca di Willard nel regno di Kurtz.

L’incontro tra Willard e Kurtz avviene in una capanna. Ma la fotografia ad intermittenza, bianco/nero, di Vittorio Storaro, lascia pensare ad una grotta, ad un antro. Luogo deputato della nascita del Mistero dei Misteri, la nascita di Cristo, luogo alchemico, dove avviene la combustione per risalire alla Pietra Filosofale, o come diceva Vitruvio: "Anticamente, come animali selvatici, gli uomini nascevano nelle selve, nelle spelonche e nei boschi". "De Architettura", II. Kurtz abita quella caverna, è il mago. E la morte consapevolmente cercata da Kurtz è l’immolazione del martire, del sacrificio mitraico, con la decapitazione del toro che viene proposta in contemporanea alla morte di Kurtz, coda velenosa e ribelle di un mostro privo di morale. "Incriminare di omicidio qualcuno in questa guerra è come fermare per eccesso di velocità una macchina ad Indianapolis", dice Willard riferendosi alle accuse contro Kurtz.

E infine Willard che brandisce la testa di Kurtz è quasi una citazione iconografica del bronzo del Perseo di Benvenuto Cellini, persino la spada orientaleggiante della statua fiorentina è simile a quella che impugna Willard.

Sul piano emotivo, il figlio di Coppola, Gian Carlo, appare con il fratello Roman nelle fattezze dei due figli dei coloni in cui si imbatte il drappello di Willard (scena tagliata nella versione del 1979), Gilles de Marais e Francis de Marais, e figura anche nel cast del Padrino Parte II, è Sonny neonato. Gian Carlo è morto nel Maryland nel 1984, il 26 di maggio. A lui Francis Coppola ha dedicato "Jack", nel 1996.

Luigi Senise

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