Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


VERTICAL LIMIT

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura
: Terry Hayes, Robert King
Fotografia
: David Tattersal
Scenografia
: Jon Bunker
Costumi
: Graciela Mazon
Musica
: James Newton Howard
Montaggio
: Thom Noble
Prodotto da
: Columbia Pictures Corporation, Mountain High Production
(USA, 2000)

Durata
: 126’
Distribuzione cinematografica
: Columbia Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Peter Garrett: Chris O’Donnel
Elliot Vaughn: Bill Paxton
Annie Garret: Robin Tunney
Montgomery Wick: Scott Glenn
Monique Aubertine: Izabella Scorpuco

Peter e Annie Garrett sono i figli di uno scalatore. Un giorno, durante una tragica cordata, il padre perde la vita a causa della disattenzione di un incauto dilettante, costringendo il figlio alla penosa scelta di tagliare la corda che lo teneva legato al gruppo. A tre anni dall’incidente, divisi dal dolore e dal risentimento, fratello e sorella si ritrovano alla base del K2, uno come fotografo del prestigioso National Geographic, l’altra come alpinista di successo. Un ambizioso miliardario, sopraffatto dal fascino della vetta, organizza una spedizione che verrà annientata da una violenta tempesta di neve, investendo anche la sorellina Garrett. Annie, intrappolata in un crepaccio a 8.000 metri di altezza e dispersa senza coordinate insieme al miliardario e ad un loro compagno, verrà soccorsa in una prova ai limiti del tempo dal fratello e da una squadra di salvataggio guidata da un misterioso capo cordata: un leggendario scalatore che, per qualche motivo, è annebbiato dal rancore nei confronti del miliardario. Burroni, blocchi di ghiaccio instabili e persino pericolose cariche di nitroglicerina trasformeranno la montagna in un nemico invisibile, tanto insidioso quanto sconosciuto. 

Molto spesso, siamo obbligati dalla nostra coscienza ad ammettere il disagio che ci confonde, giudicando lavori come questo. Appartenente ad un filone cinematografico che neanche è di "azione", il film sembra limitarsi ad un rocambolesca giostra di colpi di scena che stuzzica il nostro istinto con espedienti collaudati e logori (seppur efficaci) al pari di un martelletto che percuote risoluto i nervi del nostro ginocchio e niente di più che una viscerale emozione facilmente ritrovabile sul sedile delle montagne russe, poco incline a fissarsi nel ricordo ma, per la maggior parte degli uomini, rinnovabile soltanto nel giro successivo. 

Eppure, nonostante le grossolane caratteristiche del suo impacciato supereroismo, questo cinema dimostra un lampante successo di pubblico, sereno e incurante del borioso parere di qualche critico impettito. Meravigliosa, ad ogni modo e senza responsabilità di giudizio, resta la versatilità del mezzo cinematografico anche quando riesce, semplicemente, a divertire.

Francesco Russo


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