:
Columbia Tristar Films Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Javier Rodriguez: Benicio Del Toro
Robert Wakefield: Michael Douglas
Helena Ayala: Catherine Zeta-Jones
Arnie Metzger: Dennis Quaid
Barbara Wakefield: Amy Irving
Arturo Salazar: Tomas Milian


Curioso
percorso, quello di Steven Soderbergh. Nato
ad Atlanta (Georgia) nel 1963, esordisce nel lungometraggio col
fortunatissimo "Sesso, bugie e videotape" (1989) che gli fa
vincere - a soli ventisei anni - la Palma d’Oro al Festival di Cannes.
Colto da una sorte di "sindrome Citizen Kane", il Nostro s’avvita
in un innecessario intellettualismo nel successivo " Delitti e
segreti" (1991), dipoi firma due titoli d’assai modesta fattura
quali "Piccolo grande Aaron" (1993) e "Torbide
ossessioni" (1995): segue un periodo di buio, dov’egli ha con
ogni probabilità modo di valutare con attenzione come riprendere il
percorso interrotto.
Il poliziesco "Out of sight" (1998), che ne sancisce il
ritorno dietro la macchina da presa, è nel segno d’un professionismo
impeccabile ed anodino: l’industria gradisce ed il botteghino pure,
sicché egli insiste col più originale "L’inglese" (1999)
per infine approdare alla doppia candidatura all’Oscar con "Eric
Brockovich" e "Traffic". Del primo s’è già ampiamente
riferito su queste colonne; resta da dire del secondo, che sin dalla
struttura complessa e polifonica denuncia maggiori ambizioni.
Vi
s’intrecciano, a farla breve, tre storie: due poliziotti combattono,
in Messico, i potentissimi cartelli della droga; la moglie d’un
narcotrafficante di La Jolla, dopo l’arresto del marito, gli subentra
egregiamente negli affari; infine, il nuovo sovrintendente antidroga del
governo Usa si trova a dover fare i conti con una figlia
tossicodipendente.
Forte d’una eccellente sceneggiatura di
Stephen Gaghan, il film risulta tuttavia più elegante che ispirato:
la mise en scéne di Soderbergh - che adotta un look più realistico,
"sporcando" la fotografia e mettendo da parte molti degli
artifizi invalsi nel cinema commerciale - funziona assai bene nel
segmento messicano, di gran lunga il più riuscito. Ma gli stilemi
hollywoodiani si riaffacciano negli altri episodi, appesantiti inoltre
da discutibili interpretazioni di Michael Douglas
e Catherine Zeta-Jones oltre che da qualche
concessione di troppo alla maniera (il finale della vicenda americana,
con i genitori assisi a sostegno della disintossicanda figliola, suona
francamente risibile). In un cast non particolarmente affiatato, spicca
la bella prova di Benicio Del Toro e l’impressionante
caratterizzazione del generale Salazar fornita da Tomas
Milian: una nomination quale miglior attore non protagonista se
la sarebbe, onestamente, meritata anche lui.