Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


LAST SIGHT A THRILLER SAVED MY LIFE
Stefano Soderbergh, il redivivo

Vanno, vengono, a volte ritornano. Le nuvole, e le umane fortune. Un giorno sei un giovane regista di Baton Rouge che sventola una Palma d’Oro e contribuisce all’affermazione di un certo tipo di cinema indipendente americano. Il giorno dopo di cinema, in generale, non capisci più niente. Passa una settimana, e riesci a mettere insieme un bel posteriore, un sorriso furbo e una storia anni Sessanta. L’indomani, hai due nominations in contemporanea sul tapis roulant dell’Oscar. La parabola di Stefano Soderbergh è in archivio, alla voce "solo chi cade può risorgere". Nel 1989 stupì l’Europa con Sesso, bugie e videotape, dando il la alla vocazione anticonsolatoria d’oltreoceano. Con una narrazione sminuzzata, una spiccata invadenza della dimensione privata, una passione dichiarata per la confessione. Il genere di opera prima in grado di rovinarti l’esistenza. Difatti, Soderbergh s’imbarca in una pericolosa rilettura del personaggio di Kafka (Delitti e segreti, virata dostoievskiana del titolo italiano), tra verità e finzione, risolta in un periglioso castello di facili simbologie. E poi sono filmetti, serial televisivi, lavori autoprodotti. Un genio spento anzitempo nella tristezza del posacenere. Senonché, c’è un romanzo di Elmore Leonard da portare sullo schermo. Soderbergh non è conosciuto come un regista di genere. Difatti, realizza con Out of Sight la sua pellicola migliore dai tempi dei videotapes. Storia sottile, interpreti che recitano con la loro fisicità. Clima notturno, colonna sonora geniale firmata da David Holmes, il blockbuster Out of Sight segna un buon punto fermo nel panorama delle crime stories, con quella sua aria sospesa tra Newman e McQueen, Lalo Schifrin e i film di exploitation. In un colpo solo, Soderbergh è riammesso nel novero dei più. Il sentiero del thriller lo affascina, fino a portarlo nel pieno dei Settanta con L’inglese, perfetto "ex-con movie" fatto per esaltare i profili invecchiati di Terence Stamp e Peter Fonda. La miglior dote di Soderbergh, quella di saper lavorare con gli attori, di trarre da loro il meglio nel ristretto cerchio del set. Julia Roberts, inguainata nei golfini-verità di Erin Brockovich. L’angoloso Douglas di Traffic, novello Braccio violento della legge aggiornato ai parametri novomillenari della tossicodipendenza. Il Rigenerato sarà il primo director nella storia ad avere la teorica possibilità di salire per due volte, e con due film diversi, sul verone degli Academy Awards. La sua dura riemersione è passata per un mare ricco di tradizione, quello del genere, superibridato sì, postmodernamente sciolto nell’acido degli altri generi, ma sempre d’attualità, sempre utile da navigare. Soderbergh, da uomo sessualmente ispirato, ne ha saputo sfruttare il lato più glamorous, costruendo inquadrature seducenti dell’agente federale Lopez e dando la sua benedizione alle nozze tra Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones. È un merito, anche questo.

Riccardo Ventrella

Speciale Traffic


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