Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


LA STANZA DEL FIGLIO

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura
: Linda Ferri, Nanni Moretti, Heidrun Schleef
Fotografia
: Giuseppe Lanci
Scenografia
: Giancarlo Basili
Costumi
: Maria Rita Barbera
Musica
: Nicola Piovani
Montaggio
: Esmeralda Calabria
Prodotto da
: Angelo Barbagallo, Nanni Moretti
(Italia, 2001)

Durata
: 99'
Distribuzione cinematografica
: Sacher distribuzione

PERSONAGGI E INTERPRETI

Giovanni: Nanni Moretti
Paola: Laura Morante
Irene: Jasmine Trinca
Andrea: Giuseppe Sanfelice
Oscar: Silvio Orlando
Raffaella: Claudia Della Seta
Tommaso: Stefano Accorsi
Arianna: Sofia Vigliar
Matteo: Alessandro Infusini
Preside: Renato Scarpa
Prete: Roberto Nobile
Padre di Luciano: Paolo De Vita
Commesso negozio di dischi: Roberto De Francesco
Commesso negozio sub: Claudio Santamaria
Enrico: Antonio Petrocelli

Giovanni è un analista di Ancona, cura i suoi pazienti, gravi e meno gravi, in modo accurato, con distacco e professionalità. Una moglie gallerista e due figli adolescenti riempiono una vita che scorre serena. Un giorno il preside accusa il figlio Andrea di un furto che lui sostiene di non aver commesso. Giovanni è turbato, la faccenda si risolve, ma il dubbio rimane, e quel suo modo di fare un po’ ossessivo trapela dai piccoli tormenti quotidiani. Andrea alla fine confessa a sua madre Paola, è stato uno scherzo, ha davvero rubato, ma lo dice candidamente, ammette di non averlo detto al padre per non rovinare una bella giornata. E’ proprio in una bella giornata di sole nitido e vento sulla spiaggia, che Giovanni rimanda una corsa con il figlio, per raggiungere Oscar, un suo paziente, in preda ad una crisi di panico. Paola gira per un mercato, Irene corre sul suo motorino, Andrea si prepara per un immersione e Giovanni raggiunge Oscar. C’è un presagio nell’aria, qualcosa di inafferrabile, e in quella domenica mattina Andrea muore in un incidente in mare. Ora rimane solo il dolore, dopo la chiusura di quella bara, è impossibile accettare di vivere. Giovanni capisce di non poter più lavorare, ritiene Oscar responsabile per quella domenica mattina. La famiglia si ferma davanti alla morte. Paola trova la lettera di una ragazza innamorata di Andrea. Arianna è come un filo sottile che riporta Andrea ancora in vita, prima la sua lettera poi la sua visita provocano un misto di gioia e dolore. Eppure Arianna chiedendo un passaggio in macchina verso la Francia accompagnerà la famiglia oltre il confine simbolico di un dolore da superare.

Si scivola sottilmente nell’atmosfera di questo film, attraverso i molteplici e appena accennati ricordi di Michele Apicella e del passato autobiografico di Nanni Moretti, un bicchiere d’acqua al primo mattino, lo sport, l’ossessione per le scarpe, per i piedi, questa volta anche per le dita attraverso una poesia di Raymond Carver, le battute. Ma si avverte subito qualcosa di diverso, un senso più forte di verità, di realtà, proprio in questo film dove la politica e la società non esistono e dove la Roma storico politica è stata sostituita con Ancona e, più ancora, con il suo mare protagonista e avvolgente. Si entra, quasi assistendo affacciati ad una finestra, nella quiete ridondante di una famiglia serena, nella vita di un analista di provincia con molti pazienti diversi tra loro, controllato e misurato, a volte al limite di un’indifferenza: "Lei mi fa impressione, è freddo, il mio analista precedente non era così" gli rinfaccia una paziente. Eppure Moretti non lascia il tempo di chiedersi cosa sia questa sensazione di sospensione che si avverte immediatamente nello scorrere lento di una vita felice, la famiglia riunita a colazione, il tifo alle partite, l’ipotesi ossessionante di un furto commesso da Andrea. La rappresentazione di un dolore violento e inaccettabile piomba sullo spettatore come fosse reale. Fino all’inquadratura impietosa di un catalogo di bare, si spera in qualcosa di meno grave ed irreparabile della morte. Ma la scena successiva indugia sul momento più straziante. "Ho insistito sulla scena in cui la bara viene sigillata perché io, come Giovanni, non sono credente, e per me quello è il momento in cui tutto finisce, per sempre". 

E’ proprio questo senso di irreparabilità che congela la vita familiare. Il dolore divide le persone, dilania e cristallizza il tempo dei sopravvissuti "Noi che facciamo?" chiede Giovanni a Paola, "Non lo so" risponde, "Va così male?", "Non ne parliamo adesso" conclude lei. Niente sembra poter tornare come prima o andare avanti. Giovanni non può e non vuole tornare a vivere, tutto si ferma, il suo lavoro, non è più capace di distanza nei confronti dei suoi pazienti e accusa interiormente Oscar d’essere responsabile della morte di Andrea. Vive nell’ossessiva ripetizione di quella domenica mattina di un "se non fossi andato... tutto sarebbe stato diverso, lui sarebbe ancora qui". Solo l’apparizione di Arianna, come un antidoto alla morte, sembra poter riportare ad un momento quasi di gioia, eppure, nella corsa in macchina verso la Francia, nella dolcezza di non volerla svegliare, mentre dorme sul sedile posteriore, c’è ancora il dolore e, per un attimo, un’ingenua invidia per chi è ancora in vita: "Credi che stiano insieme?" chiede Giovanni a Paola, ma subito si accorge che la risposta è inutile.

Moretti rappresenta il sentimento del dolore con delicatezza e profondità. Attraverso le splendide immagini del direttore della fotografia Giuseppe Lanci, le corse, gli sguardi, le porte e i corridoi dello studio e della casa hanno tutte una dimensione interiore. Il montaggio, classico e misurato, ha i tempi e il ritmo del cuore, grazie a Esmeralda Calabria, già al montaggio in "Fuori dal mondo" di Giuseppe Piccioni. 
Questo è il film meno morettiano di Nanni Moretti eppure sembra, con sorpresa, che sia sempre stato lì in attesa di nascere spontaneamente

Danila Filippone

Speciale La stanza del figlio


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