: Sacher
distribuzione
PERSONAGGI E INTERPRETI
Giovanni: Nanni Moretti
Paola: Laura Morante
Irene: Jasmine Trinca
Andrea: Giuseppe Sanfelice
Oscar: Silvio Orlando
Raffaella: Claudia Della Seta
Tommaso: Stefano Accorsi
Arianna: Sofia Vigliar
Matteo: Alessandro Infusini
Preside: Renato Scarpa
Prete: Roberto Nobile
Padre di Luciano: Paolo De Vita
Commesso negozio di dischi: Roberto De Francesco
Commesso negozio sub: Claudio Santamaria
Enrico: Antonio Petrocelli




Giovanni
è un analista di Ancona, cura i suoi pazienti, gravi e meno gravi, in
modo accurato, con distacco e professionalità. Una moglie gallerista e
due figli adolescenti riempiono una vita che scorre serena. Un giorno il
preside accusa il figlio Andrea di un furto che lui sostiene di non aver
commesso. Giovanni è turbato, la faccenda si risolve, ma il dubbio
rimane, e quel suo modo di fare un po’ ossessivo trapela dai piccoli
tormenti quotidiani. Andrea alla fine confessa a sua madre Paola, è
stato uno scherzo, ha davvero rubato, ma lo dice candidamente, ammette
di non averlo detto al padre per non rovinare una bella giornata. E’
proprio in una bella giornata di sole nitido e vento sulla spiaggia, che
Giovanni rimanda una corsa con il figlio, per raggiungere Oscar, un suo
paziente, in preda ad una crisi di panico. Paola gira per un mercato,
Irene corre sul suo motorino, Andrea si prepara per un immersione e
Giovanni raggiunge Oscar. C’è un presagio nell’aria, qualcosa di
inafferrabile, e in quella domenica mattina Andrea muore in un incidente
in mare. Ora rimane solo il dolore, dopo la chiusura di quella bara, è
impossibile accettare di vivere. Giovanni capisce di non poter più
lavorare, ritiene Oscar responsabile per quella domenica mattina. La
famiglia si ferma davanti alla morte. Paola trova la lettera di una
ragazza innamorata di Andrea. Arianna è come un filo sottile che
riporta Andrea ancora in vita, prima la sua lettera poi la sua visita
provocano un misto di gioia e dolore. Eppure Arianna chiedendo un
passaggio in macchina verso la Francia accompagnerà la famiglia oltre
il confine simbolico di un dolore da superare.
Si
scivola sottilmente nell’atmosfera di questo film, attraverso i
molteplici e appena accennati ricordi di Michele Apicella e del passato
autobiografico di Nanni Moretti, un bicchiere d’acqua al primo
mattino, lo sport, l’ossessione per le scarpe, per i piedi, questa
volta anche per le dita attraverso una poesia di Raymond Carver, le
battute. Ma si avverte subito qualcosa di diverso, un senso più forte
di verità, di realtà, proprio in questo film dove la politica e la
società non esistono e dove la Roma storico politica è stata
sostituita con Ancona e, più ancora, con il suo mare protagonista e
avvolgente. Si entra, quasi assistendo affacciati ad una finestra, nella
quiete ridondante di una famiglia serena, nella vita di un analista di
provincia con molti pazienti diversi tra loro, controllato e misurato, a
volte al limite di un’indifferenza: "Lei mi fa impressione, è
freddo, il mio analista precedente non era così" gli rinfaccia
una paziente. Eppure Moretti non lascia il tempo di chiedersi cosa sia
questa sensazione di sospensione che si avverte immediatamente nello
scorrere lento di una vita felice, la famiglia riunita a colazione, il
tifo alle partite, l’ipotesi ossessionante di un furto commesso da
Andrea. La rappresentazione di un dolore violento e inaccettabile piomba
sullo spettatore come fosse reale. Fino all’inquadratura impietosa di
un catalogo di bare, si spera in qualcosa di meno grave ed irreparabile
della morte. Ma la scena successiva indugia sul momento più straziante.
"Ho insistito sulla scena in cui la bara
viene sigillata perché io, come Giovanni, non sono credente, e per me
quello è il momento in cui tutto finisce, per sempre".
E’
proprio questo senso di irreparabilità che congela la vita familiare.
Il dolore divide le persone, dilania e cristallizza il tempo dei
sopravvissuti "Noi che facciamo?" chiede Giovanni a Paola,
"Non lo so" risponde, "Va così male?", "Non ne
parliamo adesso" conclude lei. Niente sembra poter tornare come
prima o andare avanti. Giovanni non può e non vuole tornare a vivere,
tutto si ferma, il suo lavoro, non è più capace di distanza nei
confronti dei suoi pazienti e accusa interiormente Oscar d’essere
responsabile della morte di Andrea. Vive nell’ossessiva ripetizione di
quella domenica mattina di un "se non fossi andato... tutto sarebbe
stato diverso, lui sarebbe ancora qui". Solo l’apparizione di
Arianna, come un antidoto alla morte, sembra poter riportare ad un
momento quasi di gioia, eppure, nella corsa in macchina verso la
Francia, nella dolcezza di non volerla svegliare, mentre dorme sul
sedile posteriore, c’è ancora il dolore e, per un attimo, un’ingenua
invidia per chi è ancora in vita: "Credi che stiano insieme?"
chiede Giovanni a Paola, ma subito si accorge che la risposta è
inutile.
Moretti
rappresenta il sentimento del dolore con delicatezza e profondità.
Attraverso le splendide immagini del direttore della fotografia Giuseppe
Lanci, le corse, gli sguardi, le porte e i corridoi dello studio
e della casa hanno tutte una dimensione interiore. Il montaggio,
classico e misurato, ha i tempi e il ritmo del cuore, grazie a Esmeralda
Calabria, già al montaggio in "Fuori dal mondo" di
Giuseppe Piccioni.
Questo è il film meno morettiano di Nanni Moretti eppure sembra, con
sorpresa, che sia sempre stato lì in attesa di nascere spontaneamente