: 20th
Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Marchese De Sade: Geoffrey Rush
Madeleine: Kate Winslet
Coulmier: Joaquin Phoenix
Dr. Royer-Collard: Michael Caine
Madame LeClerck: Billie Whitelaw



Nella sua prigione al manicomio di Charenton, il
Marchese De Sade esercita la sua diabolica arte pubblicando libri all’insaputa
del suo ingenuo e bonario direttore, aiutato dall’ammirazione di una
giovane governante. Giunta una delle scandalose copie in mano a
Napoleone, questi comanda che ogni volume venga dato al rogo e che le
inosservanze del Marchese vengano poste sotto stretto controllo. Del
compito viene incaricato l’inalterabile Dr. Royer-Collard, uomo di
solide tradizioni morali e professionali, legato agli immoderati
principi educativi della repressione come atto correttivo. Il giovane
padre Coulmier, a capo del mancomio, tenterà inutilmente di rassicurare
il dottore e mitigare la personalità traviata del Marchese fino al
giorno in cui, fatalmente, l’incuranza egoista di De Sade lo
trascinerà dapprima con sé nella rovina, poi nella corruzione.
Il fascino inconciliabile del Marchese De Sade ed il
suo antitetico, pletorico senso del gusto si riflettono, splendidamente
rappresentati, nel racconto di un esistenza in cui farsa è vita vengono
bilanciate dallo stesso peso morale. Il prologo, teso con grande
mestiere tra i modelli del grottesco, del dramma e di una cupa ironia,
ci indica senza troppi ondeggiamenti quali voci lo torturassero tra i
corridoi di Charenton, prima di diffondersi nella sua cella e nella sua
immaginazione: i sussurri fraudolenti della violenza da cui la morbosa
natura del dolore, della paura più che della morte, viene
misteriosamente lambita. E ancora, il complicato rapporto di dualismi
che l’artista intreccia con la scrittura, l’eterna dannazione di chi
ritrova il potere nella celebrazione, conscia o inconscia, del proprio
spirito; la penna, la spada. Così, tanto più De Sade si tonifica
raccontando, per dominarli, quegli aberranti demoni, tanto più la
febbrile ansia di controllo sulla sua coscienza diventa una
consapevolezza impulsiva ed ebbra che inevitabilmente lo trascina nel
suo declino.
Philip Kaufman
("Uomini veri", "L'insostenibile leggerezza
dell'essere"), sempre affascinato dagli indecifrabili tumulti di un
ambiguo mondo interiore, trasforma, insieme allo sceneggiatore Doug
Wright, la vita di De Sade, con irriverenza tanto arbitraria da
apparire come una sfida imposta al ricordo stesso del Marchese,
inscenando artifici narrativi a metà strada
tra le deformi rappresentazioni di Tim Burton e le favole disorientanti
di Terry Gilliam, appena disturbati da un leggero manierismo.
Gli attori sembrano accettare abilmente tutti i compromessi di questo
provocatorio lavoro e, oltre a Geoffrey Rush,
è un sollievo ritrovare l’espressività superba di Michael
Caine, il cui inquietante Dr. Royer-Collard sembra portare,
dipinta in volto, la stessa gelida, grave, arcana apparenza che definiva
le migliori maschere di Vincent Price. Un
ambizioso progetto a tratti molto riuscito, che cerca domande
e risposte esplorando, alla luce di una candela, i dolorosi meccanismi
dell’inconscio.