Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


QUILLS – LA PENNA DELLO SCANDALO
(QUILLS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Philip Kaufman
Sceneggiatura
: Doug Wright
Fotografia
: Rogier Stoffers
Scenografia
: Martin Childs
Costumi
: Jaqueline West
Musica
: Stephen Warbeck
Montaggio
: Peter Boyle
Prodotto da
: Julia Chasman, Nick Wechsler, Peter Kaufman
(USA, 2000)

Durata
: 123’
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Marchese De Sade: Geoffrey Rush
Madeleine: Kate Winslet
Coulmier: Joaquin Phoenix
Dr. Royer-Collard: Michael Caine
Madame LeClerck: Billie Whitelaw

Nella sua prigione al manicomio di Charenton, il Marchese De Sade esercita la sua diabolica arte pubblicando libri all’insaputa del suo ingenuo e bonario direttore, aiutato dall’ammirazione di una giovane governante. Giunta una delle scandalose copie in mano a Napoleone, questi comanda che ogni volume venga dato al rogo e che le inosservanze del Marchese vengano poste sotto stretto controllo. Del compito viene incaricato l’inalterabile Dr. Royer-Collard, uomo di solide tradizioni morali e professionali, legato agli immoderati principi educativi della repressione come atto correttivo. Il giovane padre Coulmier, a capo del mancomio, tenterà inutilmente di rassicurare il dottore e mitigare la personalità traviata del Marchese fino al giorno in cui, fatalmente, l’incuranza egoista di De Sade lo trascinerà dapprima con sé nella rovina, poi nella corruzione. 

Il fascino inconciliabile del Marchese De Sade ed il suo antitetico, pletorico senso del gusto si riflettono, splendidamente rappresentati, nel racconto di un esistenza in cui farsa è vita vengono bilanciate dallo stesso peso morale. Il prologo, teso con grande mestiere tra i modelli del grottesco, del dramma e di una cupa ironia, ci indica senza troppi ondeggiamenti quali voci lo torturassero tra i corridoi di Charenton, prima di diffondersi nella sua cella e nella sua immaginazione: i sussurri fraudolenti della violenza da cui la morbosa natura del dolore, della paura più che della morte, viene misteriosamente lambita. E ancora, il complicato rapporto di dualismi che l’artista intreccia con la scrittura, l’eterna dannazione di chi ritrova il potere nella celebrazione, conscia o inconscia, del proprio spirito; la penna, la spada. Così, tanto più De Sade si tonifica raccontando, per dominarli, quegli aberranti demoni, tanto più la febbrile ansia di controllo sulla sua coscienza diventa una consapevolezza impulsiva ed ebbra che inevitabilmente lo trascina nel suo declino. 

Philip Kaufman ("Uomini veri", "L'insostenibile leggerezza dell'essere"), sempre affascinato dagli indecifrabili tumulti di un ambiguo mondo interiore, trasforma, insieme allo sceneggiatore Doug Wright, la vita di De Sade, con irriverenza tanto arbitraria da apparire come una sfida imposta al ricordo stesso del Marchese, inscenando artifici narrativi a metà strada tra le deformi rappresentazioni di Tim Burton e le favole disorientanti di Terry Gilliam, appena disturbati da un leggero manierismo. Gli attori sembrano accettare abilmente tutti i compromessi di questo provocatorio lavoro e, oltre a Geoffrey Rush, è un sollievo ritrovare l’espressività superba di Michael Caine, il cui inquietante Dr. Royer-Collard sembra portare, dipinta in volto, la stessa gelida, grave, arcana apparenza che definiva le migliori maschere di Vincent Price. Un ambizioso progetto a tratti molto riuscito, che cerca domande e risposte esplorando, alla luce di una candela, i dolorosi meccanismi dell’inconscio.

Francesco Russo


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