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Keyfilms
PERSONAGGI E INTERPRETI
Diana: Michelle Rodriguez
Hector: Jaime Tirelli
Sandro: Paul Calderon
Adrian: Santiago Douglas
Tiny: Ray Santiago



La
vita di Diana, chiusa in un desolante quartiere di Brooklyn, è confusa
e disordinata, complicata dal suo carattere spigoloso e indocile. Dopo
la morte della madre, le tensioni domestiche si sono aggravate, ed i
conflitti scaturiti dal rapporto con il padre l’hanno costretta ad un
isolamento cupo ed opprimente. A scuola è scontrosa, solitaria,
irascibile anche quando non viene provocata e a casa è emarginata da un
capo famiglia che ha riposto ogni speranza nel futuro del figlio
maschio. Decisa, a modo suo, ad evadere i logoranti confini del ghetto
scopre per caso, pagando le spese del fratello, una spontanea attrazione
per il mondo del pugilato ed inizierà, sotto la guida di un esperto ed
entusiasta insegnante, ad allenarsi per la propria affermazione,
lasciandosi anche coinvolgere da un'intensa e sincera storia d’amore
nata sullo stesso ring che la vedrà combattere.
Nonostante
la storia si sviluppi adeguandosi al ripescaggio di trame d’archivio,
modellandosi intorno a pochi elementi, ad assiomi di eterno ritorno
digeriti dalla prassi, questo piccolo film è un sobrio esempio di come
un tema rituale possa rinnovarsi nelle preziose provocazioni della
ricerca formale (un principio, per quanto applicato a finalità diverse,
accettato anche dalla nouvelle vague). Il male di vivere che eclissa la
volontà delle emarginate esistenze di periferia, diventa ispirazione di
un arte che si nutre, compatendola, della disgrazia, mostrando con il
cinismo di una rara maturità espressiva, i suoi umori dipinti in
misurati chiaroscuri. I volti, i primi piani (che da soli consegnano l’opera
prima ad attenzioni accademiche) trattenuti in equilibri soffici, in
eleganti disposizioni degli sguardi nello spazio dell’inquadratura e
nei tempi del montaggio, pervadono tutta la pellicola di un potente,
trascinante lirismo.
Il
talento della splendida protagonista, l’efficacia irrinunciabile,
irretente dei suoi occhi e del suo silenzio, il dialogo sottile che si
genera tra la fisicità degli allenamenti e e l’incertezza della vita
intima, di tutti i suoi rapporti dentro e fuori dal ring, sono i modelli
che determinano le tappe di questo percorso finalizzato allo sviluppo di
una coscienza libera, anche dagli invisibili orrori che la comprimono.
Nonostante risalga il profumo di una vita già raccontata, la solitudine
della povertà viene espressa con determinazione, rispettando la
dignitosa semplicità dei personaggi e delle loro preoccupazioni, dell’incrollabile
fiducia in una verità più generosa, in una condizione sociale meno
entropica. Un esempio molto attento di come si
possa rinnovare un racconto semplice e consumato ricorrendo con cura
alla rappresentazione.