Walt Koontz: Robert De Niro
Rusty Zimmerman: Philip Seymour Hoffman
Leonard Wilcox: Barry Miller
Jacko: Christopher Bauer
Tommy: Skipp Sudduth
Cha-Cha: Wilson Jermaine


Un film che scandaglia luoghi del comportamento
spesso visitati da cinema e letteratura. Ovvero: il rapporto fra uno
spirito reazionario ed uno (nel caso specifico) omosessuale. In breve.
Walt Koontz (Robert De Niro) è un ex-poliziotto, decorato per atti di
eroismo. Il suo vicino di casa, Rusty Zimmerman (Philip Seymour) è un
travestito che lavora come ‘Drag-Queen’ in un locale di New York.
Koontz disprezza Zimmerman, fino a quando a causa di una trombosi rimane
parzialmente paralizzato. Allora rivaluterà i suoi principi, la sua
vita privata, i suoi preconcetti, grazie proprio al travestito Zimmerman.
Robert
De Niro rievoca il personaggio di "Risvegli". Una recitazione
al solito mimetica, in osmosi con la serie di personaggi che l’attore
ha interpretato: dissimili eppur sempre credibili. Inarrivabile con la
bocca distorta, il braccio e la gamba immobili. Seymour conferma il suo
talento ravvisato a sprazzi nelle sue sparute apparizioni, fra cui il
recente "Magnolia". Il film è diretto da Joel Schumacher e
ricalca alcuni stereotipi all’interno dell’universo delle Drag-Queen:
personaggi schizzati con colori vivaci, risolini isterici e con
un’umanità degna degli emarginati. E senza dubbio Schumacher non
intendeva focalizzare il suo sguardo sulle vicende e le figure che
ruotano attorno ai due protagonisti. Piuttosto sono De Niro e Seymour
medesimi che articolano la missione visiva di Schumacher. Che disegna
una trama invisibile e tuttavia tenacemente interdipendente dai due
coinquilini: dove l’uno recita con metodo e l’altro appare legato
all’istinto.
Un accostamento del Sacro con il Profano, del puro con
l’impuro, del bianco con il nero che si miscela, e distilla nella
retina dello spettatore un grigio persistente, che non permette alla
storia di determinare giudizi morali. Ma è nella rappresentazione di
due mondi che stridono e che poi scovano un equilibrio l’equa
distribuzione di dolore. De Niro e Seymour non virano le proprie identità
ma interagiscono formulando una "coincidentia oppositorum",
che li rende vivi, integrati paradossalmente dalle loro profonde
differenze. Flawless non presenta una regia
audace, né una
trama ad incastro, ma una semplice raffigurazione di come la conoscenza
è l’unica arma per demolire il pregiudizio.