Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


LA LEGGENDA DI BAGGER VANCE
(THE LEGEND OF BAGGER VANCE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Robert Redford
Sceneggiatura
: Jeremy Leven
Fotografia
: Michael Ballhaus
Scenografia
: Stuart Craig
Costumi
: Judianna Makovsky
Musica
: Rachel M. Portman
Montaggio
: Hank Corwin
Prodotto da
: Chris Brigham, Jake Eberts, Michael Nozik, Robert Redford, Steven Spielberg
(USA, 2000)

Durata
: 125’
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Adele Invergordon: Charlize Theron
Bagger Vance: Will Smith
Rannulph Junuh: Matt Damon
Walter Hagen: Bruce McGill
Bobby Jones: Joel Fretsch

Tratto dall’omonimo libro di Steven Pressfield, "La leggenda di Bagger Vance" è la storia di Savannah, provincia della Georgia, e di uno straordinario golfista che ha perso il suo "swing" (ovvero il suo talento), raccontata dagli occhi e dalla voce di un testimone che, a quei tempi, era soltanto un bambino, amico e assistente dell’ex-campione. 

Annichilito dagli orrori della guerra vissuti sul campo di battaglia, Junuh conduce un’esistenza lasciva e tormentata, incapace di ritrovare la fiducia in se stesso. Un giorno, la bella Adele, per commemorare la morte del padre, decide di organizzare un importante torneo di golf a cui saranno invitati i due grandi fuoriclasse Bobby Jones e Walter Hagen, e lo stesso Junuh. Confuso, imbarazzato dalla responsabilità di dover rappresentare la sua cittadina, l’eroe si prepara con scarsi risultati fino al giorno in cui, alla luce della Luna, i suoi allenamenti vengono interrotti dalla voce di un mendicante, Bagger Vance, che accetterà, per 5 dollari, di diventare suo caddy e al tempo stesso suo maestro. Comincerà per il ritrovato campione, un complicato cammino verso il recupero delle proprie forze emotive e della sua indiscussa abilità di giocatore, fino al giorno in cui, terminato il suo compito, il saggio Bagger riprenderà la sua misteriosa strada. 

Nonostante l’attenta veste grafica e l’accuratezza di alcuni paesaggi, a deludere, di questo patinato film, è la struttura ingenua del racconto allegorico che trasforma, attraverso corrispondenze piuttosto semplici, il campo da golf in una leziosa metafora della vita, superba e aggravata ancor più nel suo disordine morale dall’intervento di una coscienza pura come un angelo custode (Will Smith), affettata e artificiosa anch’essa, indolentemente nascosta da un gioco di parole anagrammate "Bagger/beggar" (dove "beggar", in inglese vuol dire "mendicante, accatone"), che avvilisce per l’inammissibile trasparenza delle sue risposte. Raccontare una favola senza offenderla, senza tradirne la naturale semplicità che può, al riparo dalle scomode intrusioni di principi educativi smisuratamente rigidi e convenzionali, mostrare il suo complesso universo simbolico nei sottintesi (senza tornare troppo addietro, "La Tigre e il Dragone" è già uno splendido esempio di quanto l’immediatezza del racconto e una complessa rete di significati convivano nel medesimo allestimento narrativo), è il prioritario obiettivo mancato da Redford che, nonostante la sua indole iconoclastica, conclude un lavoro obsoleto ed allineato, molto distante dalla maturità rappresentativa che sembrava poter esprimere, con chiarezza, ai tempi di "Gente Comune". Troppi propositi affrontati con poca lucidità, e poco mestiere.

Francesco Russo


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