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Istituto Luce
PERSONAGGI E INTERPRETI
El Chivo: Emilio Echevarria
Octavio: Gael Garcia Bernal
Valeria: Goya Toledo
Daniel: Alvaro Guerrero
Susana: Vanessa Bauche
Luis: Jorge Salinas



Opera
prima d’un cineasta messicano men che quarantenne, presentata con
successo alla Settimana della critica nell’ultima edizione del
Festival di Cannes, "Amores perros" inscena tre vicende che s’incontrano
al crocicchio d’un terribile incidente stradale. Nella prima, l’adolescente
Octavio - che incassa grosse somme facendo combattere il proprio cane
per soldi - ha deciso di fuggire con Octavia, moglie del fratello
maggiore; nella seconda, il ricco quarantenne Daniel abbandona la
propria famiglia per andare a vivere con la splendida modella Valeria;
nella terza, l’ex-guerrigliero comunista El Chivo - divenuto un
barbone e ridottosi, per vivere, a commettere assassini su commissione -
accetta un incarico che per la prima volta non assolverà. Lo scontro
automobilistico deciderà dei destini di tutti: riducendo Octavio alla
zoppia e spegnendo nella cognata adultera - frattanto divenuta vedova -
ogni proposito di rivalsa; distruggendo la bellezza di Valeria ed
assieme ad essa il legame con Daniel; fornendo, infine, a El Chivo l’occasione
per il proprio riscatto morale.
Questa
labirintica struttura, costruita sull’iperbole
e fondata sull’icasticità, regge perfettamente a scorno della
complessità degli snodi e dell’affollarsi dei personaggi: il pensiero
va immediatamente a "Pulp fiction", di cui "Amores perros"
riprende il gusto dell’assurdo, il delirio emoglobinico, la frenesia
narrativa, aggiungendovi però una malinconia esistenziale di sapore
marcatamente sudamericano. Sospeso fra l’elogio della forza delle
passioni e la constatazione delle potenzialità distruttive delle
medesime, Inarritu lascia ai suoi protagonisti la sola via d’uscita d’una
consapevolezza tanto più sentita quanto più sofferta: soluzione valida
per tutti, inoltre, ché qui non c’è spazio per la poetica del "loser"
romantico ed accantonato dal consorzio civile, per l’elogio della
marginalità vista come garanzia di non contaminazione. Ricchi e poveri,
giovani e vecchi, rigogliose bellezze da copertina e sfiorite
femminilità di suburbio convivono come in un girone infernale: il loro
agitarsi è vano, la sorte può esser in agguato ad un incrocio, in un
appartamento di lusso, dentro una casupola diroccata.
Perché e difficile, e doloroso, vivere e
morire a Città del Messico.