Anno VI - Numero 20 - Marzo 2001

I film del mese


AMORES PERROS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alejandro Gonzalez Inarritu
Sceneggiatura
: Guillermo Arriaga
Fotografia
: Rodrigo Prieto
Scenografia
: Brigitte Broch
Costumi :
Gabriela Diaque
Musica
: Gustavo Santaolaya
Prodotto da
: Alejandro Gonzalez Inarritu
(Messico, 2000)

Durata
: 147’
Distribuzione cinematografica
: Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

El Chivo: Emilio Echevarria
Octavio: Gael Garcia Bernal
Valeria: Goya Toledo
Daniel: Alvaro Guerrero
Susana: Vanessa Bauche
Luis: Jorge Salinas

Opera prima d’un cineasta messicano men che quarantenne, presentata con successo alla Settimana della critica nell’ultima edizione del Festival di Cannes, "Amores perros" inscena tre vicende che s’incontrano al crocicchio d’un terribile incidente stradale. Nella prima, l’adolescente Octavio - che incassa grosse somme facendo combattere il proprio cane per soldi - ha deciso di fuggire con Octavia, moglie del fratello maggiore; nella seconda, il ricco quarantenne Daniel abbandona la propria famiglia per andare a vivere con la splendida modella Valeria; nella terza, l’ex-guerrigliero comunista El Chivo - divenuto un barbone e ridottosi, per vivere, a commettere assassini su commissione - accetta un incarico che per la prima volta non assolverà. Lo scontro automobilistico deciderà dei destini di tutti: riducendo Octavio alla zoppia e spegnendo nella cognata adultera - frattanto divenuta vedova - ogni proposito di rivalsa; distruggendo la bellezza di Valeria ed assieme ad essa il legame con Daniel; fornendo, infine, a El Chivo l’occasione per il proprio riscatto morale. 

Questa labirintica struttura, costruita sull’iperbole e fondata sull’icasticità, regge perfettamente a scorno della complessità degli snodi e dell’affollarsi dei personaggi: il pensiero va immediatamente a "Pulp fiction", di cui "Amores perros" riprende il gusto dell’assurdo, il delirio emoglobinico, la frenesia narrativa, aggiungendovi però una malinconia esistenziale di sapore marcatamente sudamericano. Sospeso fra l’elogio della forza delle passioni e la constatazione delle potenzialità distruttive delle medesime, Inarritu lascia ai suoi protagonisti la sola via d’uscita d’una consapevolezza tanto più sentita quanto più sofferta: soluzione valida per tutti, inoltre, ché qui non c’è spazio per la poetica del "loser" romantico ed accantonato dal consorzio civile, per l’elogio della marginalità vista come garanzia di non contaminazione. Ricchi e poveri, giovani e vecchi, rigogliose bellezze da copertina e sfiorite femminilità di suburbio convivono come in un girone infernale: il loro agitarsi è vano, la sorte può esser in agguato ad un incrocio, in un appartamento di lusso, dentro una casupola diroccata. 
Perché e difficile, e doloroso, vivere e morire a Città del Messico.

Francesco Troiano

Il sito ufficiale del film


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