Anno VI - Numero 22 - Maggio 2001

I film del mese


IL NEMICO ALLE PORTE
(ENEMY AT THE GATES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jean Jaques Annaud
Sceneggiatura
: Jean Jaques Annaud, Alain Godard
Fotografia
: Robert Fraisse
Scenografia
: Noelle Boisson
Costumi
: Janty Yates
Musica
: James Horner
Montaggio
: Hymphrey Dixon
Prodotto da
: Jean Jaques Annaud, John D. Schofield
(Inghilterra, Germania, 2001)

Durata
: 121’
Distribuzione cinematografica
: Cecchi Gori Group

PERSONAGGI E INTERPRETI

Vassili: Jude Law
Danilov: Joseph Fiennes
Tania: Rachel Weisz
Kruschev: Bob Hoskins
Konig: Ed Harris
Koulikov: Ron Perlman
Sacha: Gabriel Marshall-Thomson
Mother Filipov: Eva Mattes
General Von Paulus: Mathias Habich

Stalingrado, 1942-43. Mentre le truppe sovietiche a stento resistono all’avanzata tedesca e il mondo attende gli esiti della battaglia di Stalingrado, l'ufficiale russo Danilov, abile scrittore più che scaltro soldato, per risollevare il morale delle truppe, scrive le gesta del cecchino Vassili Zaitsev. Il giovane Vassili si conquista incredibile e leggendaria fama tanto da costringere il nemico ad inviare il miglior tiratore scelto: il maggiore Konig. Sullo sfondo di una città in macerie, due uomini si affrontano ingaggiando una vera e propria guerra personale.

L’ultimo film di Jean Jaques Annaud non delude le aspettative spettacolari con un’apertura degna del regista. La memorabile scena iniziale di una battaglia sanguinosa e distruttiva regge dignitosamente l’immancabile debito con il Salvate il Soldato Ryan di Steven Spielberg. Su questa scenografia di grande impatto visivo, si staglia la storia vera di un giovane pastore, che divenne famoso per il suo coraggio e per la propaganda sovietica. Jude Law ed Ed Harris si affrontano a colpi di fucile in un’atmosfera di continua attesa, che tiene lo spettatore in piacevole tensione. 

Il film affascina per un certo rapporto eroico e un po’ mistico del giovane Vassili con l’arte di sparare, ma soprattutto per il sottile gioco tra i due cecchini, che richiama in modo inequivocabile l’atmosfera de i Duellanti di Ridley Scott. Ed Harris è perfetto nel ruolo del maggiore Konig, gelido tedesco dal fascino perverso e malefico, che a tratti sembra avere un cuore e che invece bandisce ogni traccia di umanità con la ferocia dimostrata nell’epilogo. Eppure il film si perde in un finale incredibilmente sciatto, che vira d’improvviso al melò, gettando i personaggi in una strana schizofrenia, con comportamenti che sfiorano il ridicolo. Primo fra tutti il povero Joseph Fiennes in bilico tra un eroe votato agli ideali patri e uno Jago in versione buonista.

Danila Filippone


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