Anno VI - Numero 22 - Maggio 2001

I film del mese


INTIMACY - INTIMITA'
(INTIMACY)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Patrice Chèreau
Sceneggiatura
: AnneLouise Trividic,  Patrice Chèreau
Fotografia
: Eric Gautier
Scenografia
: Hayden Griffin
Costumi
: Caroline De Vivaise
Musica
: Eric Neveux
Montaggio
: Francois Gedigièr
Prodotto da
: Charles Gassot
(UK, 2001)

Durata
: 120'
Distribuzione cinematografica
: Mikado Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jay: Mark Rylance
Claire: Kerry Fox

Andy: Timothy Spall
Victor: Alastair Galbraith

Ian: Philippe Calvario

Betty: Marianne Faithfull
Moglie di Jay: Susannah Harker
Ragazza nello squat: Rebecca Palmer

Nel grigio di una Londra multietnica e popolare un uomo e una donna si incontrano ogni mercoledì solo per sesso. Non parlano, non si chiedono nulla. Lei, Claire, entra nell’appartamento squallido di Jay, si spoglia e fanno l’amore. Nessuno dei due sa niente dell’altro, nessuno sa se si rivedranno, eppure un incontro improvviso per la strada spinge Jay a seguire l’amante per scoprirne i segreti e la vita di tutti i giorni. Claire ha un marito ottuso ed un figlio. L’equilibrio si rompe, il sesso si trasforma inevitabilmente in qualcosa di più complicato.

Il primo film inglese di Patrice Chèreau ha fatto scandalo a Berlino per le esplicite scene di sesso, eppure si è aggiudicato l’orso d’Oro. In effetti in totale lo spettatore è costretto a sorbirsi ben trenta minuti di noiosi amplessi, consumati senza neanche una battuta di introduzione. E se la pellicola è stata definita "Ultimo tango a Londra", tutto il fascino misterioso e proibito di una relazione passionale si perde nei meandri di una sceneggiatura sconclusionata ed assurda, fatta di dialoghi lunghi, contorti e irritanti. I protagonisti sembrano affetti da una strana schizofrenia e mentre Jay segue Clair che segue Jay, il marito di Clair si bea di dare consigli all’amante della moglie davanti ad uno sventurato quanto catatonico figlio, che ogni due minuti deve ascoltare le prodezze erotiche di tutta la famiglia e dintorni. Non basti l’allegro trio, fanno da contorno un gay di passaggio, un drogato dalla funzione non meglio identificata e l’immancabile amica svampita e pseudo saggia. Il tutto condito da una buona dose di psicologismo spicciolo, da qualche riferimento teatrale colto, Clair mette in scena "Lo zoo di vetro" di Williams, e da una Londra che mostra il suo aspetto più squallido e grigio.

Danila Filippone


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