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Anno VI - Numero 22 - Maggio 2001 |
I film del mese |
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| L'EDUCAZIONE
DI GIULIO
CAST TECNICO ARTISTICO Regia : Claudio BondìSoggetto: Alessandro ricci, Claudio Bondì Sceneggiatura: Claudio Bondì Fotografia: Roberto Meddi Scenografia: Simona Garotta Costumi: Francesca Arcangeli Musica: Lamberto Macchi Montaggio: Nicola Barnaba Prodotto da: Veradia Film (Italia, 2001) Durata: 120’ Distribuzione cinematografica: Orango Film PERSONAGGI E INTERPRETI Ettore: Roberto Acconero
Giulio è un ragazzo che vive nella Torino del ventennio fascista. Di famiglia borghese, la sua esistenza è circoscritta dalle anguste mura del Regio manicomio femminile torinese, di cui suo padre è l’economo. Filtrata dagli occhi di Giulio la realtà appare una passerella di persone insane, che riflettono in qualche modo la situazione claustrofobica della politica: sia nel manicomio che nella sua famiglia vige infatti un rigore portato all’estremo dall’intransigenza di suo padre e di uno Stato che interna le persone non allineate con un comportamento uniforme. Solo la spensieratezza di una ragazza e i consigli di un amico fotografo lo renderanno libero. Claudio Bondì (che fu anche aiuto regista di Roberto Rossellini) firma questo lungometraggio ispirandosi all’infanzia del critico d’arte (ma anche sindaco di Roma) Giulio Carlo Argan, che davvero visse la sua adolescenza in un manicomio per via del lavoro del padre. E il giovane Giulio diviene il vettore per mezzo del quale Bondì ritrae la Torino plumbea del fascismo, assumendo quale punto di vista il suo manicomio. Le pazze che lo popolano sono quindi metafora smaccata dell’azzeramento ideologico in cui si dibatte la società di quel periodo. Giulio scopre allora che il mondo non è limitato solo alla sua dimora bizzarra, né è disegnato dai precetti morali di suo padre. Bondì illustra questo cambiamento controllando la recitazione del bravo Alessandro Pellizon con un crescendo graduale delle sue emozioni. Dapprima è narcotizzato dall’ambiente in cui rimane ingabbiato, poi – sempre con misura – scopre la propria vocazione umanista e insorge con impennate emotive che ne concretizzano la coscienza civile. La recitazione e la fedele ricostruzione scenografica del manicomio torinese valorizzano il film di Bondì, perché, per quel che concerne lo sviluppo drammaturgico, invece, sia nel tratteggio degli altri personaggi, che nello sviluppo della vicenda, il film rimane ad uno strato epidermico. Privo di uno scandaglio che sezioni l’anima, ad esempio, delle inquiline del manicomio, che rimangono, purtroppo, quasi come puro decoro. Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete! |
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