Anno VI - Numero 22 - Maggio 2001

I film del mese


FAST FOOD FAST WOMEN

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Amos Kollek 
Fotografia
: Jean-Marc Fabre
Scenografia
: Stacey Tanner
Costumi
: Pascal Gosset
Musica
: David Carbonara
Montaggio
: Sheri Bilander
Prodotto da
: Avram Ludwig per la Lumen Film
(Francia, Italia, USA, 2000)

Durata
: 98’
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bella: Anna Thomson
Bruno: Jamie Harris
Emily: Lousie Lasser
Paul: Robert Modica
Sherry-Lynn: Lonette McKee
Seymour: Victor Argo

Amos Kollek scrive e dirige un film ambientato in un Caffè di New York dove lavora Bella (Anna Thompson) che, alla soglia dei 35 anni, non riesce a sposarsi con il suo eterno amante, e che allora flirta con un taxista, con due figli a carico e con velleità di scrittore (Jamie Harris, figlio del grande Richard). Nella fauna che popola il Caffè compaiono anche un vedovo incapace di superare l’amore della moglie defunta e un torvo anziano che si ravviva solo con una spogliarellista. I diversi personaggi si intrecciano nelle loro vite solitarie fino ad un finale a sorpresa dove ognuno troverà il proprio equilibrio.

Amos Kollek, già autore di romanzi nonché di sceneggiature e regie ("Fiona" e "Sue"), scrive un film corale, in cui ogni personaggio è definito caratterialmente, eppure, nel momento in cui le varie figure devono interagire fra di loro, le situazioni, o gli stessi intrecci, risultano forzati; preordinati, al fine di aggrovigliare le storie che si intersecano per poi scioglierle, confidando in numerosi colpi di teatro. Quel che rende modesto nella rappresentazione delle storie che si sfiorano e si sovrappongono il film in questione è l’evidente stridore che personalità differenti emettono quando si incontrano: è il caso, ad esempio, della vicenda del vedovo, che è tradito da una donna a lui coetanea (quindi sui 60 e più) con il giovane tassista. Rispetto al tono della pellicola questa passione (piuttosto insana comunque: la donna dimostra tutti i suoi anni, priva del tutto di fascino) appare un mezzo per stordire, se non scioccare il pubblico; mentre non riesce che a svilire una trama già prevedibile e priva di impennate drammaturgiche. 

Spesso Kollek aspira ad un realismo poetico metropolitano, tenendo a mente l’inarrivabile Cassavetes, mentre esprime visivamente immagini senza senso, decurtate dall’esprit sottile della poesia, che non si concentra negli oggetti o nelle azioni, ma pervade come una luce cristallina l’intero schermo. Paradigmatica infatti è la sequenza, anche ripetuta, della protagonista che ogni notte esce nelle scale antincendio nuda e lascia cadere giù in strada l’asciugamano che le fascia il corpo, gesto inutile e rappresentato con un tono asettico: esempio di quanto il limite fra poesia e goffaggine sia invisibile.

Luigi Senise


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