: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Bella: Anna Thomson
Bruno: Jamie Harris
Emily: Lousie Lasser
Paul: Robert Modica
Sherry-Lynn: Lonette McKee
Seymour: Victor Argo

Amos Kollek scrive e dirige un film ambientato
in un Caffè di New York dove lavora Bella (Anna
Thompson) che,
alla soglia dei 35 anni, non riesce a sposarsi con il suo eterno
amante, e che allora flirta con un taxista, con due figli a carico
e con velleità di scrittore (Jamie Harris, figlio del grande
Richard). Nella fauna che popola il Caffè compaiono anche un
vedovo incapace di superare l’amore della moglie defunta e un
torvo anziano che si ravviva solo con una spogliarellista. I
diversi personaggi si intrecciano nelle loro vite solitarie fino
ad un finale a sorpresa dove ognuno troverà il proprio
equilibrio.
Amos Kollek,
già autore di romanzi
nonché di sceneggiature e regie ("Fiona" e
"Sue"), scrive un film corale, in cui
ogni personaggio è definito caratterialmente,
eppure, nel momento in cui le varie figure devono interagire fra
di loro, le situazioni, o gli stessi intrecci, risultano forzati; preordinati, al fine di aggrovigliare le storie che si
intersecano per poi scioglierle, confidando in numerosi colpi di
teatro. Quel che rende modesto nella rappresentazione
delle storie che si sfiorano e si sovrappongono il film in
questione è l’evidente stridore che personalità differenti
emettono quando si incontrano: è il caso, ad esempio, della
vicenda del vedovo, che è tradito da una donna a lui coetanea
(quindi sui 60 e più) con il giovane tassista. Rispetto al tono
della pellicola questa passione (piuttosto insana comunque: la
donna dimostra tutti i suoi anni, priva del tutto di
fascino) appare un mezzo per stordire, se non scioccare il
pubblico; mentre non riesce che a svilire una trama già
prevedibile e priva di impennate drammaturgiche.
Spesso
Kollek aspira ad un realismo poetico metropolitano, tenendo a
mente l’inarrivabile Cassavetes, mentre esprime visivamente
immagini senza senso, decurtate dall’esprit sottile della
poesia, che non si concentra negli oggetti o nelle azioni, ma
pervade come una luce cristallina l’intero schermo.
Paradigmatica infatti è la sequenza, anche ripetuta, della
protagonista che ogni notte esce nelle scale antincendio nuda e
lascia cadere giù in strada l’asciugamano che le fascia il
corpo, gesto inutile e rappresentato con un tono asettico: esempio
di quanto il limite fra poesia e goffaggine sia invisibile.