: Warner
Bros
PERSONAGGI E INTERPRETI
Alvin Sanders: Jamie Foxx
Edgar Clenteen: David Morse
Bristol: Doug Hutchinson
Lisa Hill: Kimberly Elise
Agente Wooly: David Paymer

Due
ladri derubano la Federal Reserve di 42 milioni di dollari in lingotti d’oro,
ma soltanto uno di loro viene preso, mentre l’altro, genio
informatico, resta latitante e si dedica ad una caccia al tesoro. Lo
sfortunato Alvin, furfantello afroamericano catturato per un reato
minore, si trova casualmente a condividere la cella con il malvivente
che, prima di morire con una procedura sospetta, ha con lui un delirante
dialogo. Dopo l’interrogatorio dall’agente federale Edgar Clenteen,
Alvin si trova incastrato in un gioco di due parti dove, tra predatori e
preda, lui diventa l’esca. Così, inscenando i presupposti per una
scarcerazione arrangiata in fretta, l’investigatore decide di
impiantare nella sua mascella una sonda a controllo satellitare per
cercar di prendere nella rete il diffidente ladro che, sospettando Alvin
essere a conoscenza del nascondiglio dove trovare l’oro, prepara un
silenzioso e mimetico inseguimento.
Questo
film, davvero poco ispirato, si presenta con motivi d’introduzione
(più di quanto non lo sia stato "Ogni maledetta domenica") al
futuro cinematografico di Jamie Foxx, attore colto nel lampante sforzo
di raccogliere l’eredità lasciata da Eddie Murphy, un’operazione
che lo vede nuotare in una vasca più che mai affollata (e da cui Martin
Lawrence sembra il più propenso ad emergere). Il
progetto, al massimo, segue toni
vagamente farseschi non appena si entra nell’equivoco, qui
piuttosto volgare, di una realtà simulata, spinta e rimandata dalle
alternanze magnetiche dei due poli opposti. Il personaggio, proprio come
una scheggia di ferro, viene gettato in un folle macromondo di cui
acquista troppo tardi la consapevolezza, creando presuntuose condizioni
per mettere a nudo un’apparecchiata ambiguità da copione che, nello
spazio narrativo, non appare mai in grado di detonare la comicità del
giovane protagonista, magari anche solo perché il suo temperamento
satirico tutto verbale, deconcentrato dalla mimica, lo confina tra il
pubblico trans-oceanico.