Anno VI - Numero 22 - Maggio 2001

I film del mese


THE CALLING - LA CHIAMATA
(THE CALLING)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Richard Caesar
Sceneggiatura
: John Rice, Rudy Gaines, Richard Caesar
Fotografia
: Joachim Berc
Scenografia
:Bernd Lepel
Costumi
: Pam Downe
Musica
: Christopher Franke
Montaggio
: Michael Feick
Prodotto da
: Andrew Birmingham
(Germania, 2000)

Durata
: 91'
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Kristie St.Clair: Laura Harris
Marc St.Clair: Richard Lintern
Cormac: Francis Magee
Dylan St.Clair: Alex Roe-Brown
Jack Plummer: John Standing
Padre Mullin: Peter Waddington

Ad una donna che avrebbe tutto per essere felice - marito affascinante, bella casa in campagna, ottimo lavoro in città, un figlioletto amatissimo - succede di esser tormentata dai ricordi legati alla prima notte di nozze ed al concepimento del suo bambino, nato il giorno in cui il figlio d’una coppia di amici venne trovato morto. Inizialmente ella pensa d’esser vittima di autosuggestione, ma poi cominciano a verificarsi fatti inspiegabili...

Improbabile prodotto europeo d’imitazione, "The Calling" è una sorta di banca delle idee dei più celebri film horror: il patto scellerato che dà vita ad una progenie satanica è farina del sacco di "Rosemary’s Baby", l’avvento dell’Anticristo sotto forma di bambino era profetizzato ne "Il presagio", il coté blasfemeggiante viene diritto dal recente "Stigmate" e quello apocalittico dall’ancor più recente "Lost souls", per non parlar del revival paradiabolico - sulla cui scia furbescamente questa pellicola si pone - innescato dalla fortunata riedizione de "L’esorcista". 

Il problema è che dette influenze non assumono nel film forma armonica e coesa, a causa d’un soggetto in larga misura prevedibile e d’una regia latitante: e se qui viene consumato in varie forme il sacrificio d’Isacco che nel già citato "Il presagio" era impedito all’ultimo minuto, c’è comunque poco da star allegri. In luogo della consueta baracconata controriformista, infatti, prende stavolta corpo un ammiccante giovanilismo d’accatto parente spurio di quella "Sympathy for the Devil" espressa a suo tempo dagli Stones. L’insieme risulta poco convincente, tuttavia: sarà che questi diavoli han l’aria tutt’altro che trasgressiva, persi come sono in orge altoborghesi ambientate in interni extralusso, copiate da quelle di "Eyes Wide Shut" senza serbar un grammo del rigore etico kubrickiano.

Francesco Troiano


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