:
Columbia Tristars Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ira: David Duchovny
Allison: Julianne Moore
Harry: Orlando Jones
Wayne: Sean William Scott
Generale Woodman: Ted Levine


Negli
anni in cui riaffiora la passione per la fantascienza degli anni ’50,
la Terra è nuovamente in pericolo. Un meteorite di origini sconosciute
precipita sulla superficie del nostro pianeta portando con sé una
colonia di inquietanti microrganismi. In breve tempo intorno al
meteorite si stabilizza un ecosistema alieno aggressivo ed
autosufficiente, intenzionato a sostituire gli attuali occupanti della
Terra. In un mese, raggiunge risultati che la vita nel nostro sistema ha
ottenuto dopo oltre 2 miliardi di anni. Ad arrestarne la crescita
interverrà un gruppo di valorosi individui, tra illustri professori ed
umili sfaccendati, che verserà tutte le sue forze nella ricerca di un
punto debole e la tenacia, alla fine, verrà premiata.
Un
processo di evoluzione-lampo raccontato dal regista Ivan
Reitman (Ghostbusters 1 e 2, I gemelli, Un poliziotto alle
elementari, Dave-Presidente per un giorno) e, fedele al suo spirito,
espresso come naturale manifestazione di un incontrollabile macrocosmo
corrotto e diabolico, e per questo, di schiacciante superiorità,
metamorfosi simbolica di un destino inevitabile, votato a smascherare
con impietoso sarcasmo l’evidenza della nostre debolezze fisiche ed
intellettuali. Certo è che Reitman non brilla
per eleganza. Ama tornare all’inadeguatezza dell’uomo di
fronte alla sua stessa vita, o alla materia di cui crede possedere il
controllo, ma naviga intorno a questo sublime concetto rivolgendosi a
forme spesso intenzionalmente volgari, e legate ad un indole collegiale
che con distrazione inciampa nel suo linguaggio ciarlatanesco e
divagante.
La
sua regia che talvolta mostra con efficacia, esaltandosi in totali e in
campi lunghi, la nostra impotenza davanti alle cose che sono, o non sono
del mondo, ha certamente dato nella sua opera feticcio, Ghostbusters,
più di quanto non sia riuscita in seguito. Anche perché, in fin dei
conti, questo film sembra un volersi "citare addosso", un
inutile affanno a sottolineare un principio già espresso con esaustiva
chiarezza. Duchovny invece, sempre fuori
luogo, non appare neanche in grado di prendere in giro se stesso. Come
ognuno degli ultimi film di Reitman, anche questo porta con sé lo
sgradevole ed aspro sapore di un’occasione
mancata per poco, per aver ceduto ad una sproporzione (misura
adorata dall’autore) di idiomi o per aver, proprio presso la sua
catarsi, abbandonato il lavoro a se stesso. Un vero peccato.