LA VENDETTA DI CARTER
(GET CARTER)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia
: Stephen Kay
Sceneggiatura: David McKenna
Fotografia: Mauro Fiore
Scenografia: Charles J.H. Wood
Costumi: Julie Weiss
Musica: Tyler Bates
Montaggio: Jerry Greenberg
Prodotto da: Mark Canton, Elie Samaha,
Neil Canton
(USA, 2001)
Durata: 102’
Distribuzione cinematografica: Warner
Bros
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jack Carter: Silvester Stallone
Gloria: Miranda Richardson
Doreen: Rachel Leigh Cock
Cyrus Paice: Mickey Rourke
Cliff Brumby: Michael Caine


Jack
Carter è un uomo solitario, un piccolo gangster. Un giorno, appresa la
morte del fratello, torna a Seattle, casa natale, per far luce sul
mistero del suo omicidio. Dopo aver incontrato sua cognata Gloria e la
nipote Doreen, ritroverà anche le stesse persone che, nel bene e nel
male, hanno condizionato la sua esistenza, insieme a quella della sua
famiglia. Indizio dopo indizio scoprirà, come sempre accade, che le
cose non sono propriamente quelle che sembrano, e che il passato, con
altrettanto accanimento, può sempre tornare a perseguitarlo.
Secondo
rifacimento dell’omonimo film diretto da Mike
Hodges e interpretato da Michael Caine
(qui presente in un ruolo minore), La vendetta
di Carter ha il pregio, incontestabile, di tenere la tensione in un
equilibrio calibrato. L’utilizzo del primo piano,
soprattutto, e della sua composizione per descrivere le incalzanti scene
d’azione, acquista la peculiarità interessante di non privilegiare le
riprese d’insieme, ma preferisce lasciare i movimenti ai margini per
concentrarsi sulla reazione dei protagonisti, costringendo le riprese
veloci in uno spazio intimo e relegando gli elementi classici di questo
genere cinematografico (sparatorie, esplosioni, gesti funambolici) in un
sottofondo puramente funzionale al ruolo dei personaggi coinvolti. In
questo modo, l’epicentro tematico del racconto cerca d’individuare
il suo raggio d’azione, restringendosi intorno agli individui
piuttosto che strumentalizzando gli avvenimenti frenetici.
Il
film soffre, purtroppo, di reiterazione. Stallone,
che ha voluto questa parte, diventa a tratti convincente, ma tutta la
storia, che nella disposizione originale era determinata dai suoi
toni marcatamente cupi, sembra adattarsi al
personaggio principale con un’arbitrarietà anonima e sfibrante. Per
diretta conseguenza, rischiamo di trovare ancora situazioni ed atmosfere
a cui l’attore ci ha abituati lungo la sua carriera ma che, per
costituzione, poco condividono con le proprietà drammatiche del film,
restando in antitesi e riproponendo stereotipi, più o meno
giustapposti, che non evitano di comprometterne la coerenza. Nonostante
i difetti di struttura, comunque, l’intrattenimento è assicurato.
Francesco Russo