Caco: Antonio Canales
Diego: Orestes Villasan Rodriguez
Alejandro: Antonio Perez Dechent
Antonio: Bobote
Tres: Juan-Luis Corrientes
Fernando Caravaca: Fernando Guerrero Rebollo
Francisco Caravaca: Francisco Chavero Rios
La Catalana: Maria Faraco



Nella terra dei Gitani, l’Andalusia (Spagna del
sud), un uomo è affranto dalla morte di sua figlia. Per evadere il
dolore, Caco – fiero capofamiglia gitano – insieme con Diego, il
figlio di suo fratello, partecipa a feste condite con hascisch,
sangrìa, flamenco e donne dalla sensualità vertiginosa. Caco è
affezionato a Diego, che è portatore di handicap, oltre ad essere
solo, poiché suo padre, il fratello di Caco, è nascosto in
Marocco: ha ucciso un membro della famiglia rivale dei Caravaca. E
la vendetta appare imminente, secondo la tradizione dell’onore,
sacra alla tradizione gitana. Caco, dunque, teme per la vita di
Diego, che rimane il parente più vicino al fratello latiatnte, e
quindi degno contrappasso per equiparare il sangue versato…
Il regista e sceneggiatore
Tony Gatlif racconta
una storia intrisa dello spirito gitano in ogni inquadratura: dalla
fotografia torva, che incastona la campagna andalusa nella sua cruda
e selvaggia bellezza. Nella vita quotidiana delle famiglia di Caco,
con volti lucidi per il sudore, segnati dalla atroce e splendida
sofferenza di essere gitani. E nelle musiche nord-africane e
andaluse, che si incarnano nelle gambe affusolate di sinuose
ragazze. Ma il senso della vita concepita come una fatale avventura,
quello, è impalpabile seppur visibile nell’intero srotolarsi della
storia. Ed è una visione del mondo solo gitana. Il carattere
sacrificale dei personaggi, che reificano il divino e che al divino
comunque poi ritornano, riempie lo schermo per via della capacità
di Gatlif di infittire le sequenze filmiche con danze e canti;
mentre per contrasto la traccia narrativa avanza per sottrazione: da
controaltare agli strumenti e alle garrule voci delle donne tatuate
il silenzio sprofonda la storia nel vuoto, per veicolarla dal
particolare all’universale.
Dal microcosmo di una comunità all’eco di un
dolore che riempie l’universo.