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Keyfilms
PERSONAGGI E INTERPRETI
Julie: Nadia Kaci
René: Olivier Gourmet
Roland: Lionel Abelanski
Sandrine: Chantal Neuwirth
Le Psy: Julien Boisselier



Tra
gli ospiti di una casa d’accoglienza per disabili vive anche René, un
invalido cinquantenne dal carattere scontroso e sfuggente che non riesce
ad adattarsi alle nuove condizioni della sua esistenza, afflitto dall’impossibilità
di avere rapporti sessuali e costretto a cercar soddisfazione tra i
fotogrammi di qualche filmetto pornografico. Poi, l’improvviso arrivo
di Julie, giovane e disponibile infermiera senza esperienza sarà l’evento
capace di determinare, in tutta la comunità, le fasi di una maggiore
partecipazione alla vita. René troverà con lei un intenso legame che
aprirà uno squarcio nella sua impenetrabile solitudine, fino al giorno
in cui potrà confessarle il suo desiderio d’amore. La ragazza,
affrontando il suo timido carattere, cercherà ovunque una prostituta
disposta al compromesso cambiando, con la naturalezza di questo gesto,
il destino di molte esistenze vicine alla sua. Semplice e composta,
senza rincorrere particolari sfumature, questa
commedia tratta da una storia vera riesce a coinvolgere grazie alla sua
disincantata onestà.
I
personaggi, appena sfiorati dalla telecamera a mano che, lontana dall’uso
comune a registi come Lars Von Tryer, riesce a non invadere spazi intimi
e insondabili e ad osservare come un ospite riguardoso e compiaciuto.
Entusiasta, come investita di un privilegio, la mdp riesce ad integrarsi
riprendendo spesso ambienti e persone all’altezza delle ginocchia –
per quanto irriconducibili ad un contesto ruvido e quotidiano, hanno il
dono della "normalità" cinematografica che tende a ricomporre
il rapporto tra il mondo e gli individui, ammorbidendo il contrasto tra
mobilità e paralisi (anche intima) e abbandonando inique posizioni
sulla qualità del pensiero e della coscienza umana. Tutti, alla fine,
sono coinvolti in una danza di felliniana memoria che dilata il cerchio
per raccontare e raccontarsi nell’ebbrezza, nella pace riconquistata
in un irrisorio spazio dello spirito dove, per un interminabile attimo,
il disordine delle differenze è tormento di un altro mondo, abbandonata
dall’altra parte dello schermo-specchio. Anche le sfilacciate scene d’epilogo,
che ricordano i veri protagonisti in una sorta di rudimentale
"cinema nel cinema" penalizzato da un artificio
metalinguistico distratto e disordinato, inseguono questa evangelica
illusione, tollerando che l’uomo e il personaggio s’identifichino
forse con troppa chiarezza nella sua unica, passabile stonatura. Eppure,
in fin dei conti, il risultato è prezioso,
e giustifica pienamente gli applausi ricevuti ai titoli di coda, dopo la
sua prima proiezione.