Anno VI - Numero 23 - Giugno 2001

I film del mese


A MIA SORELLA
(A MA SOEUR!)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e RegiaCatherine Breillat
Fotografia
Yorgos Arvanitis
Scenografia
François Labarthe
Costumi
Michael Weill
Montaggio
: Pascale Chavance
(Francia, 2000)

Durata
93’
Distribuzione cinematografica
Istituto Luce

PERSONAGGI E INTERPRETI

Anais: Anais Reboux
Elena: Roxane Mesquida
Fernando: Libero di Rienzo
Madre: Arsinée Khainaian
Padre: Romain Goupil
Omicida: Albert Goldberg
Madre di Fernando: Laura Betti

In una regione vacanziera francese due sorelle adolescenti vivono l’esistenza con atteggiamenti opposti: Anais è una fanciulla splendida, che osserva la vita con curiosità e ottimismo; sua sorella, Elena, è costretta dal suo corpo pingue ad una sorta di complesso di inferiorità verso il mondo a lei circoscritto che raggiunge l’acme quando Anais concede la propria verginità. Elena considera un privilegio il passaggio dall’età dell’innocenza a quella della maturità sessuale, ed è disposta a sacrificare il suo universo affettivo pur di raggiungerla.

La regista Catherine Breillat, già co-sceneggiatrice di Fellini per "E la nave va", è autrice di 10 romanzi e di diversi film, l’ultimo dei quali ’’Baise-moi’’, insisteva sul tema del sesso visto dalla parte delle donne. Ma se nella pellicola precedente dava il via ad una mattanza nel sacro nome del femminismo integralista contro il machismo più retrivo, in questo film ribalta i termini della sua visione del mondo: finanche lo stupro ad opera di un istinto bestiale è necessario per scavalcare complessi dettati dal proprio corpo e da una famiglia distratta. Ora, sul piano narrativo e formale, la Breillat mantiene uno stile asciutto, senza audaci sperimentalismi, mentre, su quello contenutistico, la sua ’poetica’ rimane ambigua, tesa più a scandalizzare i borghesi che a mantenere una salda coerenza. Appare, il contenuto del film, come derivazione di un atteggiamento morale disperatamente anticlassico e che pur di perseguirlo la Breillat si attiene ad un atroce spartito, dove anche i genitori vengono considerati meri strumenti per soddisfare il proprio ego. E’ questo il punto nevralgico, discutibile e paradossalmente borghese della pellicola, cioè il superamento di ogni sentimento pur di ottenere una coscienza autonoma, la quale è ratificata solo dall’atto sessuale. Sono questi due ingredienti tipicamente borghesi che guarniscono l’opera in questione: il perseguimento di uno stato di benessere individuale e un’intransigenza intellettuale che non perdona chiunque abbia un orientamento ideologico differente. E la Breillat tenta goffamente di far passare questi concetti dell’’ancienne regime’ come rivoluzionari.

Luigi Senise


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